C’è un confine sottile tra diritto e abuso. E troppo spesso quel confine viene aggirato con furbizia. Perché chiamarle candidature è persino generoso. Sono solo “liste farlocche”, costruite non per concorrere davvero, non per rappresentare cittadini, non per amministrare un Comune. Ma per ottenere trenta giorni di congedo straordinario retribuito, alla faccia dello Stato. Facendosi beffe dei cittadini onesti.
Succede sfruttando una falla normativa tanto nota quanto intollerabile. Nei comuni sotto i mille abitanti non serve raccogliere firme per presentare una lista. E così il meccanismo si presta a un uso distorto: ci si candida formalmente, si attiva il diritto all’aspettativa retribuita per la campagna elettorale e si sparisce.
Un escamotage che sarebbe utilizzato soprattutto da appartenenti alle forze dell’ordine e ai corpi militari. Polizia, carabinieri, polizia penitenziaria. Uomini in divisa che dovrebbero incarnare il rispetto delle regole e che invece finiscono per piegarle a convenienza.
E’ l caso di Castelfranco in Miscano, con ben sei “liste farlocche”, sessantaquattro candidati. Un fenomeno che ad ogni tornata elettorale si moltiplica. Ormai non è più un’anomalia. È un sistema. E qui il punto non è solo giuridico. È etico. È politico. Un congedo pensato per garantire partecipazione democratica viene trasformato in un privilegio. Una truffa legalizzata.
Mentre lavoratori comuni chiedono ferie con il contagocce, mentre c’è chi fatica a ottenere permessi per assistere un familiare o per esigenze reali, c’è chi sfrutta una candidatura di comodo per incassare un mese pagato. Facendosi beffe dei cittadini e dello spirito della legge.
Il paradosso è tutto qui: la norma nasce per tutelare la democrazia e finisce usata per svuotarla. Ed è ancora più grave il silenzio che circonda questa pratica. Perché questa falla normativa non è sconosciuta. È tollerata. Sopportata. Ignorata. Dalla politica e dai ministeri competenti. Serve dirlo senza ipocrisie: questa non è furbizia. È un abuso.
Chi usa le istituzioni come scorciatoia personale danneggia le istituzioni stesse. E chi continua a voltarsi dall’altra parte ne diventa complice.
Ecco le sei liste a Castelfranco in Miscano con i candidati:
PROGETTO POPOLARE
Candidato sindaco: Carlo Mancino
Consiglieri: Mattia Massaro, Giuseppe Marzocchi, Angelo Lo Mele, Claudia Di Meo, Raffaele Mondrone, Giovanni Sgambato, Pierluigi Sammartino, Christian Lopez, Antonio Miccolis, Fedele Cifaldi.
L’ALTERNATIVA CIVICA
Candidato sindaco: Michele Ventrone
Consiglieri: Francesco Carrannante, Paolo Fiorillo, Lucio Palmieri, Salvatore Muriello, Vincenzo Pagano, Benedetto Di Maria, Martina Perolini, Angelo Napolitano, Nicola Citarella, Giuseppe Banco.
NOI OLTRE
Candidato sindaco: Raffaele Bernazeaut
Consiglieri: Gianluca Pomponio, Emanuele Orlacchio, Salvatore Gaglione, Sharon Donno, Andrea Colasanni, Luigi Salierno, Davide Filpi, Renato Bua, Gioacchino Anaclerio.
PROSPETTIVA
Candidato sindaco: Pietrantonio Zinno
Consiglieri: Matteo Evangelista, Giuseppe Bucciano, Amodio Montano, Orazio Russo, Carlo Celardo, Francesco Mancino, Noemi Pensabene, Carmine Fuccio, Domenico Marzano, Salvatore Martiniello.
INSIEME ANCORA
Candidato sindaco: Marco Lopes
Consiglieri: Alfonso Frascogna, Antonio Riccitiello, Celeste Maria Giulia Coluccia, Salvatore Ricciardi, Raffaele Galeota Lanza, Francesco Amato, Procolo Scotto, Massimino Feliciello, Ivano Polverino, Antonio Laezza.
PROGRESSO
Candidato sindaco: Giuseppe Liccardo
Consiglieri: Gianluca Andreozzi, Giovanni Russo, Carmine Iovinella, Roberta Acquaviva, Alessandro Esposito, Gianluca Mauriello, Fabio Giuseppe Condemi, Nicola Volpe, Salvatore Di Santo.



















