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Jacopo Iebba, ventenne con radici sannite, racconta con una calma sorprendente il peso di aver impersonato Carlo Acutis nella serie ‘The Saints’, produzione firmata Fox Nation e narrata da Martin Scorsese. “Portare sullo schermo qualcuno che è realmente esistito significa togliersi ogni maschera” spiega l’attore. “Non puoi inventare, devi essere sincero fino in fondo“.
La puntata dedicata al giovane beato andrà in onda negli Stati Uniti il prossimo 7 dicembre, come apertura della seconda stagione. Per Iebba uno dei momenti più intensi è stato girare la scena del funerale: “Ero nella bara, con un velo sul volto. Davanti a me duecento persone vestite di nero. Gli attori che interpretavano amici e familiari tremavano davvero dalla commozione. Io guardavo il soffitto affrescato e avevo la sensazione di vivere un’esperienza fuori dal reale. Sono rimasto scosso per tutta la giornata” ha raccontato in una intervista a Rai News.
Sul set a guidarlo c’era Francesca Scorsese, 26 anni, la più giovane delle figlie del grande regista americano, scelta per dirigere l’episodio dedicato ad Acutis. “È giovane, energica, e crea un clima in cui ti senti libero di rischiare” racconta Iebba. “Mi lasciava improvvisare, provare soluzioni diverse. Suo padre, Martin, compariva spesso in videochiamata: anche a distanza riusciva a imporsi come un gigante silenzioso”. Le riprese si sono svolte tra Roma e Assisi, soprattutto nel mese di maggio.
Nato a Tivoli, dove suo padre Gabriele, di Apice, è in servizio come carabiniere, Jacopo parla del percorso che lo ha portato al ruolo: “Ho mandato un self tape e me ne sono dimenticato. O almeno ci ho provato” scherza. “Poi è arrivata una telefonata, poi un’altra, finché mi sono ritrovato in una videochiamata con i produttori. Lì ho realizzato che la cosa era seria, soprattutto quando, aprendo la fotocamera, ho visto lo stesso Scorsese. Quando mi hanno comunicato che avevo ottenuto la parte, ho provato una sensazione quasi anestetica, come se il corpo avesse fatto un passo indietro”. 
Iebba non è però un volto nuovo per il grande e piccolo schermo: prima di ‘The Saints’ ha lavorato in cortometraggi, nei film di Massimiliano Bruno ‘Beata ignoranza’ e ‘Non ci resta che il crimine’, interpretando Marco Giallini da giovane, e ha esordito da protagonista nel biopic su Andrea Bocelli ‘The Music of Silence’, diretto da Michael Radford. Ha partecipato anche alle serie Rai ‘Jams’ ed ‘Effetto Giò’, oltre a diversi spot e ruoli minori che come sottolinea lui stesso, “hanno contribuito a costruire il mestiere un pezzo alla volta”. 

Parallelamente ha coltivato la passione per la danza: ha praticato break dance per anni e oggi la insegna anche ai bambini, mentre muove i primi passi come giovane regista.
La passione per la recitazione risale invece alla sua infanzia, tra recite scolastiche e improvvisazioni spontanee: “A otto anni sono entrato nella scuola di teatro di Tivoli, con Max Malatesta” ricorda. “Mi ha fatto capire che cadere e rialzarsi fa parte del lavoro. Con lui ho imparato più di quanto allora potessi immaginare. E poi sono arrivati i primi lavori con gli allievi del Centro Sperimentale. Da lì in poi la strada, pur storta e imprevedibile, ha iniziato a prendere forma”.