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A Benevento, oggi, il centrosinistra campano ha offerto uno spettacolo che ricorda più una battaglia tra trincee che una coalizione unita in vista delle regionali. Da una parte Roberto Fico, candidato alla presidenza della Regione Campania; dall’altra il suo predecessore, l’attuale governatore Vincenzo De Luca. In mezzo, l’immancabile tema delle aree interne, diventato il pretesto perfetto per far detonare tensioni che covavano da settimane.

In mattinata De Luca, arrivato nel Sannio per sostenere le candidature di Mino Mortaruolo e Stefania Pavone, ha affondato il colpo senza esitazioni, puntando il dito proprio contro coloro che dovrebbero essere compagni di viaggio: “Mi è capitato di ascoltare per settimane parlare di aree interne notabili che non hanno mosso un dito per le aree interne. Ho visto che è arrivato perfino il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, a parlare di aree interne. Dopo che ha fatto da scendiletto al Governo nazionale per togliere alla Regione Campania e alle aree interne oltre un miliardo di euro portati a Bagnoli. Mentre noi combattevamo per difendere i fondi di coesione”.

Parole pesantissime, che hanno fatto il web prima ancora che De Luca lasciasse la piazza. La replica di Roberto Fico è arrivata poche ore dopo, sollecitata dai giornalisti durante la presentazione dei candidati del Movimento Cinque Stelle a San Giorgio del Sannio. Tono calmo, risposta misurata, quasi chirurgicamente diplomatica: La coalizione in questo momento sta lavorando molto bene, è molto salda. Lavoriamo sugli obiettivi politici anche nelle differenze di vedute, che fin ora sono state assolutamente costruttive. Io credo che stiamo lavorando molto bene anche sulle aree interne, messe al centro di un progetto di programma politico”.

Una risposta che più che placare il fuoco sembra volerlo evitare, come chi cammina attento tra macerie fumanti facendo finta che l’aria non sia irrespirabile. Perché, al netto dei sorrisi e delle formule rassicuranti, il campo largo appare ogni giorno sempre più un campo minato. Un terreno instabile in cui Roberto Fico, suo malgrado, è costretto quotidianamente a scansare ordigni lasciati sul percorso dai suoi stessi alleati.

Le mine più pericolose, inutile girarci intorno, arrivano proprio dal governatore uscente Vincenzo De Luca, che ormai ha aperto un fronte di guerra totale non solo contro Gaetano Manfredi ma anche contro Clemente Mastella. Ogni uscita pubblica diventa così un potenziale detonatore, ogni attacco una scheggia che rischia di colpire l’intera coalizione.

Se questo è l’epilogo della campagna elettorale, sarà interessante vedere cosa resterà del campo largo quando, dopo tante deflagrazioni, sarà il momento di andare davvero a combattere la partita della governabilità. Per ora, più che un progetto politico condiviso, assomiglia a un percorso a ostacoli in cui Fico deve sperare di arrivare intero al traguardo. Prima che qualcun altro, nella sua stessa squadra, faccia esplodere l’ennesima mina.