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Nel Sannio la partita delle Regionali si gioca con otto candidati che, piaccia o no,  rappresentano l’unico vero perimetro della competizione nella circoscrizione di Benevento. Otto nomi ‘forti’, tutti maschili: Giovanni Cacciano (PD), Pellegrino Mastella (Noi di Centro), Lucio Ferella (AVS), Mino Mortaruolo (A Testa Alta) per il fronte progressista; Mario Ferraro (Fratelli d’Italia), Fernando Errico (Forza Italia), Luigi Barone (Lega) e Nicola Boccalone (Cirielli Presidente) per il centrodestra.

È una circoscrizione particolare, quella sannita: numeri troppo stretti per assegnare un seggio pieno. Qui si vince solo con i resti. E questo rende la battaglia ancora più feroce, perché nessuno dei candidati ha la certezza di farcela e ogni voto può ribaltare equilibri che sembravano già scritti.

Se poi dovessero essere confermati i dati dell’ultimo sondaggio dell’Istituto Tecné (6 novembre: Centrosinistra al 51%, Centrodestra al 44,5%), Benevento potrebbe addirittura assistere a un esito paradossale: entrambi i seggi sanniti assegnati alla coalizione di Edmondo Cirielli. Uno scenario che non farebbe dormire sonni tranquilli a nessuno, nemmeno ai più navigati. Anche perché resta l’incognita finale, quella che in passato ha già fatto discutere: il presidente non eletto si “prenderà” uno dei seggi? E se sì, quale? Il timore è che a saltare, ancora una volta, possa essere proprio quello sannita. La storia lo insegna.

Dentro questo quadro di nomi, strategie e incastri, resta un dettaglio che non è affatto un dettaglio: tra gli otto favoriti non c’è nemmeno una donna. Le candidate ci sono, certo, ma nessuna di loro viene indicata come realmente competitiva per il seggio. Tutte considerate “portatrici di voti”, tutte schierate per sostenere la lista, nessuna con la prospettiva concreta di sedere in Consiglio Regionale.

A destra è quasi una consuetudine. Abituati così da sempre, verrebbe da dire. Nonostante la premier sia una donna le gerarchie territoriali restano saldamente maschili. La vera stonatura, però, è a sinistra.

Quote rosa costruite più per necessità aritmetiche che per reale convinzione politica. Una dinamica che stride con i proclami d’inclusione e che rende difficile credere che non ci fosse almeno una donna su cui puntare davvero.

In un Sannio che si prepara a mandare in Consiglio Regionale per 15mila euro al mese due rappresentanti frutto di un duello tutto al maschile, le donne restano sullo sfondo. Presenti ma non decisive, importanti ma non determinanti.

Portatrici di voti, non di potere. E questo, oggi, dovrebbe far rumore molto più dei sondaggi.