“Il 5% dei 929 adolescenti tra i 12 e i 18 anni intervistati sono in una condizione di disagio psicologico grave”. Il dato, che certamente deve far riflettere, è contenuto in uno studio curato dall‘Istituto Psicoanalitico per le Ricerche Sociali – IPRS ETS, realizzato nell’ambito della Linea progettuale Equità in ambito sanitario. I risultati di questo importante lavoro sono stati presentati e discussi nel corso del Convegno che ha discusso il tema: “Una adolescenza in movimento – Bisogni e desideri dei ragazzi delle aree interne del Sannio” presso la sala convegni della sede di Confindustria.
Il monitoraggio si è sviluppato grazie ad un percorso di ricerca che racconta l’adolescenza attraverso i territori, mostrando come relazioni, scuola, comunità e qualità della vita incidano sul benessere e sulla costruzione dell’identità. L’indagine è stata svolta nel corso del primo semestre 2025 in cinque regioni italiane: Campania, Lazio, Emilia-Romagna, Liguria e Sicilia, quindi da Nord a Sud. La ricerca ha interessato appunto circa mille ragazzi che frequentano 26 istituti scolastici tra aree interne e metropolitane. Raffaele Bracalenti, quale Presidente IPRS Ets, che ha guidato quest’indagine sul campo, ha spiegato: “Sono sostanzialmente in ritiro sociale grave i giovani di 13, 14, 15 anni che hanno rinunciato ad essere parte della società. E si sono posti quindi in isolamento. Prima si diceva che una persona faceva l’anacoreta. oggi sta a casa casomai dietro un PC” .
L’occasione di questa mattina è nata da un quesito importante: cosa significa crescere oggi nelle aree interne italiane? Il progetto di ricerca DAAI – Dialoghi Adolescenziali Aree Interne, promosso dalla ASL di Benevento ha provato a rispondere a questo quesito, ma anche ad altre domande ed in particolare: “Come affrontare le paure e desideri? Cosa sperimentano gli adolescenti che vivono lontani dalle metropoli, in territori segnati dallo spopolamento e da un senso di distanza dalle opportunità?” Il lavoro ha voluto approfondire quindi quelle che appaiono gli orizzonti psicologici dei ragazzi delle aree interne del Sannio.
La manager dell’Asl Tiziana Spinosa ha spiegato: “A me ha colpito molto questo progetto con una metodologia di carattere scientifico ed entra nel merito delle problematiche delle aree interne. Vogliamo dare risposte laddove emergono problematiche particolari. Noi possiamo porre in essere azioni a supporto delle problematiche emergenti. Abbiamo numerosi progetti anche con il supporto del Pnrr che ci spingono verso l’integrazione tra l’ambito sanitario e sociale”. Il Direttore del Dipartimento Salute Mentale dell’ASL Benevento, Paolo Cavalli ha molto insistito sulla necessità inderogabile di garantire sempre il diritto alla salute: “Abbiamo analizzato i bisogni delle aree interne e attenzione sui giovani e sulle analisi”. Cavalli ha sottolineato come la richiesta maggiore ha riguardanti gli adolescenti nell’area montana del Fortore. Poi la parola è passata al presidente Bracalenti: “Il tema del disagio adolescenziale è più diffuso e fare una riflessione forte sul ruolo della scuola. Loro hanno saputo allargare l’offerta formativa, c’è lo sforzo. La scuola non è poco selettiva, a me fa sorridere questo particolare. Non può essere un luogo di frustrazione per il 40% della popolazione giovanile”. Bracalenti ha poi rimarcato come i ragazzi preferiscono i luoghi antropizzati: “Bisognerebbe rendere questi luoghi anche economicamente attrattivi. Pensare ad un futuro non rassegnato. Le aree non mantenute dall’uomo sono poi portatrici di ulteriori problemi. Bisogna essere consapevoli”.




















