Eboli accoglie Annalisa per la prima volta, e il PalaSele risponde con oltre cinquemila presenze. “È un onore essere qui, finalmente. Sono emozionata e felice che siate così tanti” dice in un palazzetto che per il suo ‘Ma noi siamo fuoco tour – Capitolo 1‘ si trasforma in un grande set vivo di luci, fuoco e movimento. È l’inizio di uno show che non procede per blocchi ma per sogni: fuoco, fiume e tigre, tre capitoli in cui musica, estetica e intenzione cambiano come fossero tre identità della stessa artista.
La scena si accende con lei che raggiunge il palco da una piattaforma sopraelevata, davanti a un vulcano digitale che erutta fasci luminosi. Parte con ‘Dipende’ e ‘Ragazza sola’, mentre quattordici ballerini si muovono in sincro e i laser tagliano l’aria. È un’apertura ad alto impatto, sostenuta da una band essenziale ma efficace: Daniel Bestonzo e Guatini Pastorino alle tastiere, Darso Panza alla batteria. 
Il primo sogno, quello del fuoco, è diretto e istintivo: fiamme, coreografie serrate, volumi alti. Poi la temperatura scende e arriva il fiume, con scenografie in movimento, abiti scuri che riflettono le cascate digitali, arrangiamenti che si aprono. Qui Annalisa si muove con un altro ritmo, più morbido.
Canta in volo ‘Stelle’ e ‘Il mondo prima di te’ – brano portato all’Ariston nel 2018 – su cui si accendono migliaia di luci di smartphone fino a creare una atmosfera suggestiva.
Il pubblico si scalda ancora di più quando l’artista ligure mostra tutta la sua potenza vocale con ‘Euforia’ e la cover di ‘Sweet Dreams’ degli Eurythmics. Annalisa mostra una precisione e una pulizia di timbro che non cedono neanche nei passaggi più energici.
Poi la scena si restringe e in scaletta riaffiorano anche brani del passato. Annalisa si siede al piano per un medley che include ‘Secretly’ degli Skunk Anansie e ‘Una finestra tra le stelle’, brano del 2015. È qui che un coro spontaneo parte dal parterre con ‘’O surdato ’nnammurato’. Lei si ferma, sorpresa, quasi travolta da quel momento. “Mi cogliete alla sprovvista… stasera mi volete distruggere” dice. “In questi anni tante cose son cambiate, siamo cresciuti ma noi non ci siamo mai lasciati, siamo stati capaci di trasformarci insieme. Io vi ringrazio per aver percorso tutto questo tempo insieme a me e avermi sempre tenuto per mano. E questi cori che mi avete dedicato sono la ciliegina sulla torta di questa serata”.
Si rientra poi nel ritmo, e via fino alla seconda metà del live con la sanremese ‘Sinceramente’, poi ‘Mon Amour’ (cantata anche con Gigi d’Alessio lo scorso anno al PalaPartenope), le energiche ‘Tropicana’ e ‘Disco Paradise’, fino alla chiusura con la nuova ‘Amica’ – intonata mentre era distesa su un letto che si alzava in aria – ‘Bellissima’ e ‘Io sono’. “Grazie a tutti – ha concluso – siete il fuoco, siete il fiume e siete anche la tigre… quella che continua a parlarmi”.
La sensazione, alla fine, è quella di assistere a un’artista che sta costruendo, pezzo dopo pezzo, un linguaggio sempre più definito, spingendo la propria immagine verso una dimensione da pop star, con live sempre più scenici e allineati ai gusti delle nuove generazioni. Ma rimane evidente che le basterebbero un’asta e un microfono per reggere qualunque palco. Tutto il resto amplifica, non sostituisce.




















