A Scampia la salute mentale non è solo terapia, ma esperienza comunitaria, prassi solidale. Un modello da esportare, se i riflettori mediatici fossero meno interessati ai cliché, e più agli esempi concreti. Un’indicazione è offerta da “La salute mentale è politica”” il saggio dello psichiatra Piero Cipriano. Il libro verrà presentato domani, 5 dicembre (17.30), all’Open Point Asl Napoli 1 – Open Point Café di viale Zuccarini a Scampia. Sarà un momento di letture e riflessioni con l’autore, insieme alle realtà del territorio che da anni costruiscono percorsi di cura collettiva e di prossimità. Moderati da Monico Riccio, sono previsti gli interventi di della psicoterapeuta Elena De Rosa, referente dell’Open Point, dell’ex sindaco Luigi de Magistris, della psicologa e criminologa Bruna Di Dio. Con loro, le associazioni Gruppo Zoone e Com.pa.re -C.T.Mammut. Prevista la modalità del “microfono aperto” per il pubblico.
“La scelta di portare il libro di Piero Cipriano “La salute mentale è politica” a Scampia non è un caso – spiega Bruna Di Dio -, e non per l’accezione negativa della narrazione dominante, ma in quanto a Scampia è in atto un processo di salute mentale e cura collettiva in senso lato. Il libro di Cipriano rafforza l’identità di Scampia, rafforza l’impegno di tanti cittadini che mettono a disposizione energie e risorse in una prospettiva di cura collettiva”. Nel quartiere esistono infatti “realtà come il Gatta Blu, il Gridas, gruppo Zoone – racconta la psicologa -, luoghi che da 30/40 anni svolgono attività preventive e riabilitative, sopperiscono all’assenza e alla negligenza delle istituzioni sanitarie nonché politiche rappresentative”. In tal senso, la salute mentale è politica. Si tratta di esperienze originali. Per certi versi resistenziali, rispetto alle inefficienze di Stato. “Da Scampia quotidianamente, grazie al senso di responsabilità di tanti cittadini – rincara Di Dio -, avviene un riscatto sociale, culturale, gli spazi sociali diventano un luogo di emancipazione ma soprattutto di protagonismo popolare”.
La cura in tema di salute mentale, “non passa solo per la procedura tecnica – riferisce la psicologa -: diagnosi, etichettamento, farmacologizzazione, e nemmeno basta la psicoterapia, la cura necessita di spazi caldi, di relazione autentica, passa per l’arte, la musica, e questi spazi ricordano a chi vive un profondo disagio psichico che esistono, sono vivi e visti”. In poche parole, questi luoghi “permettono alle persone di condividere la sofferenza, la sofferenza diventa una esperienza condivisa, collettiva – aggiunge Di Dio -. Tutto ciò che oggi la psichiatria con il suo approccio biomedico non riesce a fare, essendo espressione di una società neoliberista che chiede di ottimizzare, produrre a ritmi serrati ed è il motivo per cui le persone con disagio sociale e/o psichico, vengono psichiatrizzati, custoditi, controllati e a tratti neutralizzati”.
La base sono gli insegnamenti di Franco Basaglia, padre della psichiatria moderna in Italia. Nonché ispiratore della Legge 180/1978, a lui intitolata, matrice della revisione ordinamentale degli ospedali psichiatrici. “Tutti noi dobbiamo essere grati a chi quotidianamente mette in atto il pensiero basagliano – ribadisce Di Dio -, ritenendo che la libertà è terapeutica, adottando un approccio bio psico sociale che tenga in considerazione anche fattori psicologici, sociali oltre che biologici. Ecco perché la salute mentale è politica e riguarda ciascuno di noi”. Ma di cosa parliamo, riferendoci alla “cura collettiva”? “Dev’essere intesa come cura condivisa, comunitaria, partecipata – specifica la psicologa – in antitesi con l’idea della psichiatria d’establishment che adotta un processo di cura solitario, in cui la persona si autocolpevolizza rispetto al sintomo. In quella collettiva, il gruppo si rende conto di quanto la relazione oltre il contenuto, sia capace di ripristinare o produrre una condizione di benessere. Questi spazi sociali in cui si produce cultura, socialità, mettono in atto una cura collettiva che non abdica a procedure psichiatriche asettiche”.
A mettere in pratica il concetto sono alcune associazioni operanti a Scampia. “Nel caso del Gatta Blu – esemplifica Di Dio – è un centro diurno di salute mentale a Scampia storico, utilizza un approccio di cura collettiva: non è solo cura clinica, ma anche riabilitazione sociale, creativa. Tra l’altro questo centro non si rivolge solo agli utenti/pazienti, ha promosso nel tempo attività di inclusione, socialità, riappropriazione di spazi. Il Gatta Blu muove un processo democratico di cura nella prospettiva in cui è aperto alla cittadinanza, alla comunità di Scampia e in questo modo ostacola per certi aspetti il formarsi dello stigma sociale sui pazienti psichiatrici. È una rete sociale che collega quasi tutta Napoli”. Dietro queste realtà sociali “ci sono tante persone, professionisti anche che mettono a disposizione il loro tempo e le loro competenze in maniera del tutto volontaria – precisa la psicologa -, basti pensare alla manutenzione di giardini, aiuole, alla progettazione di attività creative, culturali da mettere al servizio di tutti”. E non si tratta di casi isolati, anzi. “La rete di volontariato su Scampia – sottolinea la professionista – riguarda la salute mentale, ma riguarda un progetto di rigenerazione sicuramente più ampio e spesso a titolo volontario, c’è una forte cittadinanza attiva che desidera avere cura del proprio territorio per avere cura di sé stessi”. Il Gridas è un altro “esempio lampante”. “È una associazione culturale senza scopo di lucro – riassume Di Dio -, nasce nel 1981 con la volontà specifica di risvegliare le coscienze, smuoverle, stimolando una partecipazione attiva dei cittadini alla vita sociale“. Questo spazio oggi rischia di essere sgomberato. “Le istituzioni sanitarie, le istituzioni politiche rappresentative – sostiene Di Dio – devono essere grate a queste realtà, sostenerle, incentivando la loro presenza sui territori e non minacciando chiusure, boicottaggi, e purtroppo anche indifferenza. Le istituzioni politiche si facessero garanti del principio di sussidiarietà orizzontale, un principio cardine della nostra Costituzione”. Si parlerà anche di questo, domani a Scampia.




















