Le tante anime di Scampia, oltre gli stereotipi. Per farle emergere ci sono voluti un libro e un disco insieme, due facce della stessa medaglia. Il titolo è provocatorio, ma in realtà è un invito alla riflessione autocritica: “A camorra song’ io” (Baldini+Castoldi). A realizzarli gli ‘A67, storica rock band della periferia nord di Napoli. La presentazione oggi pomeriggio alla Camera. “Un libro corale che restituisce attraverso i racconti la complessità del territorio” dice la deputata Gilda Sportiello del M5S, intervenuta con il collega parlamentare Antonio Caso. Si tratta di un’opera bidimensionale, se si vuole. Protagonista è Scampia con le sue storie di resistenza. Vicende umane e civili quasi sempre lontane dai riflettori. “C’è una Scampia che resiste da 20 anni a questa parte” spiega Daniele Sanzone, voce e autore degli ‘A67. “Oggi – afferma il cantante-scrittore – è un quartiere diverso perché ci sono state persone e associazioni che hanno tenuto accesa la luce della speranza”.
Del tema se ne può parlare da diversi punti di vista. Ad esempio quello di Michele Spina, ex dirigente del Commissariato Ps di Scampia. “Il quartiere è cambiato moltissimo – assicura l’ex questore oggi in congedo -. C’è stato un momento buio, quello della faida, con 80 morti a terra in pochi mesi, e l’epoca in cui era considerato la più grande piazza di spaccio d’Europa, quando i cittadini erano reclusi nei loro palazzi, trasformati in piazze di spaccio”. Ma per Spina “oggi quella situazione non c’è più. Non solo c’è stata una forte azione delle forze di polizia, ma anche una reazione sociale”. Si possono citare l’arrivo dell’Università, l’abbattimento delle Vele. “C’è un’aria di cambiamento – sostiene l’ex poliziotto -, ed è un quartiere bellissimo, pieno di verde”.
C’è chi la sua trincea la vive nelle istituzioni, come Nicola Nardella, presidente della Municipalità 8 di Napoli. “Nel libro – osserva Nardella – c’è una Scampia che ha un profondo desiderio di trasformazione. Ed il cambiamento più profondo è stato l’orgoglio di molti cittadini di risiedere in quel quartiere”. Scampia come archetipo di mille periferie abbandonate, ma sempre in lotta. Un altro piano di lettura lo propone Michele de Finis, direttore del Museo delle Periferie. La sede è a Roma, a Tor Bella Monaca, altra area simbolo. “Di periferie si parla sempre in termini di mancanze – sottolinea – ma per superare queste mancanze sono anche un posto di sperimentazione, elemento assente i tanti grandi centri”. Questione di prospettive, capaci anche di rovesciare i luoghi comuni.





















