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Sono 12 i patteggiamenti per il crack della Edizioni Salernitane srl, ex editrice del quotidiano la Città di Salerno. La sentenza (con motivazione contestuale) è stata emessa ieri, 4 dicembre. Per il reato di bancarotta fraudolenta in concorso, la sentenza del gup Annamaria Ferraiolo del tribunale di Salerno applica la pena di 11 mesi di reclusione (sostituita dalla multa di 16.500 euro ciascuno) all’imprenditore Vito Di Canto, alla figlia Evina Di Canto, amministratratice della Quotidiani Locali srl; all’imprenditore Giovanni Lombardi; e poi a Liberata Paola Murano e Raffaello Giampaola, ritenuti amministratori di fiducia del gruppo Lombardi; al commercialista Leopoldo Ferrante: alle amministratrici di Editori Regionali Campania srl: Maria Toni ed Emma Rossi; agli amministratori di Edizioni Salernitane: Rosario Emanuele Alfano, Raffaele D’Aprea e Alessandro Amato.

A tutti gli imputati si concede il beneficio della non menzione della condanna nel casellario giudiziale. A D’Aprea, Amato e Ferrante anche quello della sospensione condizionale. “L’esclusione delle pene accessorie e della confisca facoltativa – si legge nel provvedimento – si giustifica tenuto conto del versamento alla Curatela Fallimentare di una somma idonea a coprire parte dello stato passivo”. Per il reato di bancarotta semplice in concorso, la stessa pronuncia applica a Giuseppe Carriero, liquidatore di Edizione Salernitane, la pena (sospesa) di 4 mesi di reclusione. Anche per Carriero l’esclusione di pene accessorie e confisca facoltativa “si giustifica tenuto conto delle condotte risarcitorie”.

Secondo le indagini della Guardia di finanza di Salerno, Giovanni Lombardi e Vito Di Canto erano considerati editori “di fatto” della testata, pur non avendo ricoperto cariche societarie. La Edizioni Salernitane fu dichiarata fallita nel marzo 2021, accertato lo stato di insolvenza. All’epoca della sentenza già non editava più la Città. La pronuncia del tribunale di Salerno giunse su ricorso della Procura della Repubblica e di dieci giornalisti, licenziati nel febbraio 2019. Quel giorno trovarono sbarrate le porte della redazione di piazza Sant’Agostino. Negli stessi istanti, gli venne comunicato lo scioglimento di Edizioni Salernitane, con la nomina di un liquidatore. Dopo un mese di assenza, il giornale tornò nelle edicole. Stavolta però, con un corpo redazionale quasi tutto nuovo. La Città, storico quotidiano di Salerno, fu acquistato nel 2016 da Edizioni Salernitane. A cedere il ramo d’azienda fu il gruppo Finegil, editore di Repubblica, L’Espresso e di una galassia di giornali locali. Nel 2017 il giornale fu però venduto a Editori Regionali Campania, società neocostituita, interamente partecipata da una fiduciaria. Due mesi dopo l’acquisto, tuttavia, Editori Regionali Campania affittò la testata ad Edizioni Salernitane. Alla liquidazione dell’azienda, il contratto di affitto si risolse. Editori Regionali Campania quindi noleggiò la Città alla Quotidiani Locali, altra società appena nata. Infine, nel gennaio 2022, Quotidiani Locali divenne proprietaria della testata. Il capitale sociale della società editrice, un mese prima, era stato acquisito per intero da Vito Di Canto. A fine 2021 la Quotidiani Locali srl si trasformò nella Fondazione Vito Di Canto Ets. Quest’ultimo atto non riguarda l’inchiesta delle Fiamme Gialle. Gli investigatori si sono invece concentrati sulla girandola dei primi passaggi societari. Come quando il 14 giugno 2017, a pochi mesi dal trasferimento de la Città da Finegil a Edizione Salernitane, “si concretizzava una nuova cessione delle sole componenti attive da parte di Edizioni Salernitane s.r.l. – scrive il gup – a Edizioni Regionali Campania Regionali Campania s.r.ì., società neocostituita e inattiva, interamente partecipata da una società fiduciaria Servizi Italia” riconducibile al gruppo Di Canto, “nonché a Dial Napoli 2014 s.r.l., società riconducibile a Sogepim s.r.l. e a Lombardi Giovanni”. Tale operazione, secondo la sentenza, “poneva la società Edizioni Salernitane s.r.l., nelia impossibilità di proseguire la propria attività e di fare fronte alle passività”. Il curatore fallimentare “rilevava, altresì – si legge ancora -, l’incongruità del prezzo della seconda cessione, in quanto, a fronte di corrispettivo di euro 250.000 per la prima cessione di quaiche mese antecedente (prezzo di vendita fissato da Finegil, ndr), la seconda cessione alla società fiduciaria avveniva per euro 150.000 e due mesi dopo Edizioni Salernitane, per rientrare in possesso delle testate, sottoscriveva un contratto di fitto di ramo d’azienda con un corrispettivo di euro 15.000 annuali e versamento di deposito cauzionale, in tal modo ledendo il patrimonio della fallita”.