Sospesa a metà tra una classifica comunque positiva e numeri horror registrati negli ultimi due mesi, la Salernitana si appresta a vivere le ultime due giornate del girone d’andata circondata da dubbi, polemiche, accenni sempre meno sfumati di contestazione e poche certezze.
È un momento non facile per la piazza, per il tecnico, per il gruppo.
Il pareggio ottenuto contro il Trapani al termine dell’ennesima partita indecifrabile ha lasciato scorie difficili da smaltire. La squadra di Raffaele non ha vissuto totalmente di rendita ma le statistiche parlano chiaro. Il cammino granata è diviso in due tronconi: le prime cinque giornate a punteggio pieno, le altre dodici nelle quali sono stati raccolti appena diciassette punti in dodici giornate. Una media da centroclassifica che ha permesso ai granata di mantenere la prima piazza fino a due giornate fa grazie anche al cammino claudicante delle altre squadre di vertice. Dopo la scoppola di Benevento – punto più basso di due mesi da dimenticare per numeri e gioco espresso – ci si aspettava una reazione diversa. E nonostante le parole comunque propositive di Raffaele, che continua a predicare calma e sicurezza, sembra evidente che questo organico – così com’è – non dia sufficienti garanzie per il futuro. La coperta è corta, in tutti i reparti, e quando le cose non girano con la stessa naturalezza delle prime giornate anche i mal di pancia “interni” si fanno sentire. Tra calciatori in palese involuzione fisica e numerica (Inglese su tutti) e soluzioni tampone che raramente hanno sortito gli effetti sperati Raffaele ha finito con il perdere quelle poche certezze che avevano sorretto il cammino granata.
Picerno e Foggia, in casa, saranno le ultime due avversarie dei granata. La necessità di fare bottino pieno è palese almeno quanto la sensazione che un ulteriore mezzo passo falso nelle prossime due partite aprirebbe una crisi tecnica impossibile da ignorare anche per chi, come il diesse Faggiano, continua a chiedere pazienza al pubblico blindando il gruppo e il suo condottiero.
Serve una svolta: se la proprietà ritiene che questa squadra – che pure andrà notevolmente rinforzata e completata a gennaio – non possa fare di più anche con un altro tecnico al timone allora la fiducia piena (sic!) concessa a Raffaele sarà ben riposta. Vorrà dire che a gennaio la proprietà e il diesse consegneranno al tecnico granata quei calciatori necessari al cambio deciso di passo. Se – invece – si pensa che questo gruppo possa dare di più anche così com’è e che quegli aggiustamenti già annunciati dal diesse in conferenza stampa renderanno la Salernitana non solo di categoria ma anche completa e competitiva per il primo posto allora la scelta del cambio in panchina sarà inevitabile, indipendentemente dai risultati delle prossime giornate.
È un dubbio che assale tutto l’ambiente, questo: quanto davvero può ancora dare questa squadra, comunque in piena lotta per il primo posto nonostante la crisi delle ultime giornate? È davvero solo un momento di difficoltà che solo Raffaele potrà superare con il lavoro e la pazienza, con il ritrovato spirito del suo gruppo, con quella spavalderia incosciente che l’aveva resa quasi invincibile? O si è rotto qualcosa difficile da aggiustare anche con i risultati che tutti si aspettano nelle prossime due giornate di campionato?
La squadra ha ripreso immediatamente il lavoro infrasettimanale, isolandosi dal clima teso figlio anche di due anni mortificanti dai quali tutti pensavano di essersi definitivamente allontanati. L’incubo dell’anonimato, la paura di avvitarsi in una crisi che potrebbe allontanare i granata dalla vetta stanno minando le certezze difficilmente conquistate nei primi tre mesi della nuova stagione.
A tutto questo può porre rimedio solo la proprietà: Iervolino è chiamato a confermare con azioni concrete le parole del diesse Faggiano: ben vengano le ricapitalizzazioni, ben venga il messaggio di una proprietà desiderosa di tornare subito in cadetteria, ben vengano le rassicurazioni del diesse sul lavoro da svolgere in sede di mercato. Ben venga anche l’esordio, immediato, di Longobardi, primo tassello dell’opera riparatoria di Faggiano. Ma tutto questo non porterà lontano senza il supporto concreto dei risultati, del ritorno alla serenità ed alla spensieratezza e delle azioni di mercato che pure lo stesso direttore sportivo ha evidenziato come necessarie. A Faggiano va dato il merito – e le attenuanti – di aver ricostruito una squadra praticamente da zero, cancellando ogni traccia del passato ed affidando al tecnico una rosa completamente nuova. E in quest’ottica l’alibi dell’errore statistico (ovvero sbagliare anche qualche operazione in entrata sulle 25 portate a termine tra luglio e settembre) va concesso.
Almeno quattro elementi, forse cinque, hanno già la valigia pronta: questo vuol dire che a gennaio sarà necessaria una evidente, piccola rivoluzione nell’organico per far sì che tutto quello che fino ad oggi ha rappresentato il buono di un cammino importante non resti relegato ad accessorio di una stagione di semplice assestamento.
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Crisi di numeri e ambiente in fermento: la Salernitana deve darsi una mossa
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