Prima il Bilancio, poi di nuovo alle urne. Il presidente della Provincia, Nino Lombardi, ha convocato il Consiglio provinciale in seduta ordinaria per il 30 dicembre, chiamando l’assemblea ad esprimersi su un ordine del giorno fitto ma politicamente decisivo. Al centro dei lavori, inevitabilmente, il Bilancio dell’ente, ultimo passaggio amministrativo prima di aprire ufficialmente la fase elettorale.
Una seduta che assume il sapore di un “fine corsa” per l’attuale Consiglio, destinato a sciogliersi nel giro di poche settimane. Subito dopo il via libera ai conti, infatti, Lombardi ufficializzerà la data delle elezioni per il rinnovo del Consiglio provinciale. L’ipotesi più accreditata è quella dell’ultima settimana di febbraio: una scelta che consentirebbe al presidente di utilizzare per intero la finestra dei sessanta giorni prevista dalla normativa per la convocazione del voto.
Sul fronte politico, il quadro delle liste appare ormai delineato, salvo colpi di scena dell’ultima ora che, in queste partite, non sono mai del tutto da escludere. Dovrebbero essere sei le liste complessivamente in campo: due riconducibili all’area mastelliana; una di centrosinistra con Pd, Avanti e AVS; due espressione del centrodestra, Forza Italia e Fratelli d’Italia; e una lista civica, Sannio Insieme, la compagine che fa capo a Domenico Parisi.
Una frammentazione evidente, trasversale ai due poli principali, che rischia di consegnare alle urne un risultato tutt’altro che stabile. Trattandosi di un voto di secondo livello, e guardando agli attuali rapporti di forza, lo scenario più probabile è quello di un sostanziale equilibrio: quattro consiglieri all’area mastelliana e quattro al centrodestra (due a Forza Italia e due a Fratelli d’Italia). A giocarsi la partita decisiva resterebbero il centrosinistra e Sannio Insieme, in corsa per un seggio ciascuno e pronti a diventare gli “ago della bilancia” di un Consiglio provinciale destinato, con ogni probabilità, a vivere di equilibri precari e trattative continue.
Il Bilancio, dunque, come ultimo atto. Poi la campagna elettorale, tra numeri, incastri e una stabilità tutta da costruire.




















