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Nelle sale della Gran Galleria della Reggia di Caserta si svolge fino al 20 aprile una mostra che indaga il ruolo politico e culturale delle sovrane europee tra Settecento e prima metà del Novecento. Oltre 200 opere — ritratti, abiti cerimoniali, arredi, strumenti musicali, libri e fotografie — definiscono il profilo di donne che operarono come nodi di scambio tra corti, reti diplomatiche e pratiche culturali. L’allestimento, curato da Tiziana Maffei e Valeria Di Fratta e realizzato in collaborazione con Opera Laboratori, propone un percorso che intreccia vita pubblica e dimensione privata delle regine, offrendo materiali dalla collezione della Reggia mai esposti prima.

Percorso tematico e immagini del potere

Il progetto si articola in sette sezioni che seguono le vicende di quattro dinastie — Farnese, Borbone, Murat e Savoia — e mettono in scena pratiche di formazione, alleanza e rappresentazione. Si parte dall’apprendistato della sovrana in “Educare al trono”, passa per i matrimoni come strumento di politica in “Legami di corte” e arriva ai ritratti pubblici e ai cerimoniali che traducevano in immagine l’autorità dinastica. Gli spazi dedicati alla maternità e al gusto privato restituiscono la complessità di figure come Elisabetta Farnese, Maria Carolina d’Asburgo-Lorena, Giulia Clary, Carolina Murat, Maria Cristina di Savoia e le regine della Casa di Savoia: Margherita, Elena di Montenegro, Maria José del Belgio.

Ombre e contro-narrazioni: l’arma della diffamazione

Un’installazione multimediale affronta i meccanismi di delegittimazione che hanno colpito molte sovrane: l’ambizione declinata in “arroganza”, l’autonomia trasformata in “scandalo”, il potere etichettato come “tirannia”. La sezione invita a confrontare dinamiche storiche e attualità, mostrando come stereotipi di genere siano stati usati per minare l’autorevolezza femminile.

Fuori mostra e restauro a vista

Il percorso espositivo si estende agli Appartamenti reali — dal boudoir di Maria Carolina alla Biblioteca Palatina — dove si possono vedere oggetti di uso quotidiano e il leggìo della sovrana. Fuori mostra, i visitatori osservano il restauro a cantiere aperto della tela “La partenza di Elisabetta Farnese da Parma”, un’occasione per seguire le tecniche conservative e comprendere il valore materiale della memoria storica.

Voci dei curatori e rete internazionale

“Le regine di cui raccontiamo le storie furono spesso considerate soltanto strumenti di alleanze politiche… Eppure, entro quei margini imposti, molte seppero costruire percorsi di influenza e creare spazi di cultura”, afferma Tiziana Maffei, sottolineando la dimensione di diplomazia culturale che attraversa l’esposizione. “La mostra intende esplorare… la complessità del ruolo delle Regine, evidenziando il delicato equilibrio tra doveri pubblici e vita privata”, aggiunge Valeria Di Fratta, richiamando il filo che collega corte, sapere e rappresentazione.

Produzione e rilievo internazionale

Il progetto, promosso con il supporto di istituzioni come Château de Versailles, Palacio Real di Madrid, Schloss Schönbrunn e numerosi musei italiani, è finanziato dalla Regione Campania e vede la partecipazione di partner locali e internazionali. Il catalogo, edito da Sillabe, sarà presentato a gennaio in un evento con l’Associazione delle Residenze Reali Europee, a riaffermare come la mostra sia pensata per restituire alla contemporaneità una storia comunitaria dell’Europa attraverso il profilo di chi, molto spesso, ha tessuto il suo potere con discrezione e intelligenza.