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di Carmen Cretoso

Mancano pochissime firme per raggiungere le ventimila adesioni. Torre Annunziata e la Campania tutta continua a fare da scudo a Carmela e Ludovica Veropalumbo. Oggi la ferita storica che ancora sanguina tra le famiglie oneste di Torre Annunziata diventa maggiorenne.

Diciotto anni fa, la sera di Capodanno del 2007, Giuseppe Veropalumbo, onesto lavoratore e giovane marito e padre veniva colpito da un proiettile all’ interno della sua abitazione. La sua morte, un errore compiuto da criminali che avevano altri obiettivi, oltre a quello di confondere spari e proiettili tra i festeggiamenti di fine anno, oggi grida ancora giustizia. Perchè dopo 18 anni Giuseppe Veropalumbo non è stato ancora riconosciuto dallo Stato come “vittima innocente di camorra”.

Un riconoscimento che la città oplontina chiede non solo per onorare la morte ingiusta di un uomo perbene ma anche per ottenere la proroga di assegnazione della casa dove oggi abitano la vedova Veropalumbo e la figlia Ludovica, che all’ epoca della tragedia aveva solo diciotto mesi.

Ma andiamo con ordine: Giuseppe viene ucciso nella notte del 31 Dicembre di diciotto anni fa, molti anni più tardi, nel 2016, moglie e figlia ricevono dal comune di Torre Annunziata una sorta di risarcimento morale attraverso l’ assegnazione di una casa confiscata alla criminalità organizzata. Per gli abitanti di Torre Annunziata, sapere che Carmela e Ludovica fossero tornate in città significava tantissimo. Da quell’ anno la città ha seguito con orgoglio le manifestazioni contro la camorra organizzate da Carmela, le sue lezioni nelle scuole campane e nelle carceri.

Da luglio scorso però i termini di assegnazione dell’ immobile sono scaduti. Per legge è possibile far restare Carmela e Ludovica in quell’ appartamento strappato alla camorra per altri nove anni qualora Giuseppe fosse riconosciuto come vittima di camorra. Ecco perchè in questo mese la mobilitazione, anche social, contro uno sfratto ingiusto sta mobilitando campani e non solo. Oggi Torre Annunziata si sveglia combattiva per ricordare gli occhi azzurri di Giuseppe e per fare fronte comune in difesa di Carmela e Ludovica, la cui storia è diventata la storia di una comunità che chiede di non essere più etichettata come “città di camorra”.

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