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L’ex boss del clan Genovese, l’atripaldese Gianluca Moscatiello, è latitante. Dalla Romania, dove si reca spesso per affari e per andare a trovare la compagna, ha anche postato una foto mentre festeggia l’arrivo del nuovo anno vestito da re e lanciando la provocazione nei confronti degli inquirenti: «Faccio Capodanno e torno».

La Squadra Mobile e la Procura di Torino, lo indicano come mandante del sequestro di un diciassettenne avvenuto il 9 marzo. 
Gli esecutori sono già stati arrestati: il ragazzo fu picchiato, avvolto in un lenzuolo e chiuso nel bagagliaio di una Mercedes.


Secondo l’accusa, la spedizione punitiva sarebbe scattata perché il giovane aveva aggredito il “figlio del boss”. Moscatiello in sede di interrogatorio preventivo davanti al Gip avrebbe negato il sequestro, con accanto il suo avvocato, Gianluca Orlando, il quarantanovenne avrebbe infatti raccontato : «Non era un sequestro, lo stavano portando in ospedale ma il ragazzo non ha voluto andarci». Negli ultimi giorni la vittima ha ritirato la querela, così sono decadute le accuse per minacce e violenza privata.

Resta in piedi il reato di sequestro di persona, l’unico procedibile d’ufficio se viene coinvolto un minorenne. Si attende che proprio su questa contestazione ora decida il Tribunale del Riesame.