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Il maltempo e il dissesto idrogeologico possono fermare i sentieri, ma non la devozione. La storica “Juta dei Femminielli“, il pellegrinaggio che ogni 2 febbraio porta centinaia di persone al Santuario di Montevergine per celebrare la Candelora, quest’anno dovrà cambiare pelle. A causa di una pericolosa frana che ha isolato i monaci benedettini e reso inagibile la strada d’accesso, l’evento è stato ufficialmente posticipato.

A farsi portavoce del sentimento della comunità è Vladimir Luxuria, da anni volto simbolo di questa ricorrenza. In un videomessaggio accorato, l’attivista e conduttrice ha svelato i retroscena di una decisione sofferta ma necessaria, nata dal dialogo diretto con i vertici del Santuario. “Sono una persona all’antica, uso ancora l’agenda cartacea – racconta Luxuria – E la prima data che segno ogni anno è il 2 febbraio. Per me Montevergine non è solo una tradizione, ma il simbolo della mia svolta spirituale e del mio ritorno alla fede cattolica“.

Lo stop forzato, causato dalle precarie condizioni del terreno che hanno già costretto i monaci a un Natale di isolamento, aveva inizialmente portato sconforto. Tuttavia, dopo un colloquio telefonico con l’Abate, è arrivata la conferma: la Candelora non sparirà dal calendario, ma si trasformerà. “La sicurezza deve venire prima di tutto. Non possiamo mettere a rischio la vita dei pellegrini. Per questo motivo, la Juta sarà posticipata: vivremo una versione primaverile, magari un po’ insolita e trasgressiva rispetto alla tradizione invernale, ma altrettanto potente“.

L’intervento di Luxuria non si è limitato agli aspetti logistici, toccando temi di forte attualità sociale. In un momento storico segnato da discorsi d’odio e discriminazioni – con un riferimento esplicito alle recenti uscite polemiche di Donald Trump contro le persone transgender – il messaggio che arriva da Montevergine assume una valenza universale.

“Mamma Schiavona ci insegna che il suo manto non è un piccolo scampolo di tessuto –  ha spiegato Luxuria con una metafora efficace – È un manto immenso, capace di accogliere tutte e tutti: femminielli, trans, gay, lesbiche, senza alcuna esclusione. Il rispetto e l’inclusione non sono concetti astratti, ma valori cristianamente autentici”.

Nonostante l’impossibilità di salire al Santuario, la giornata del 2 febbraio non resterà vuota. Luxuria ha invitato la comunità a riunirsi “a valle” per momenti di dibattito e riflessione, trasformando l’attesa in un’occasione per ribadire la forza di una devozione che “non franerà mai”.

L’obiettivo è ora puntato sulla primavera, quando la strada per il Partenio sarà ripristinata. Sarà allora che il suono dei tamburelli e i canti della tradizione torneranno a riecheggiare lungo le rampe che portano alla “Mamma Schiavona”, colei che, come ricorda Luxuria, “è la mamma di tutti, nessuno escluso“.

La Candelora non si farà, nemmeno in Abbazia: tutto posticipato