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C’è un filo rosso che lega la centrale a biometano, il depuratore di Ponte Valentino, il nuovo impianto BESS autorizzato a Benevento e il parco eolico da sette aerogeneratori che bussa alle porte della provincia. Un filo che racconta una trasformazione ormai evidente: il Sannio sta diventando una piattaforma energetica, scelta per ospitare impianti destinati a servire il sistema nazionale. La domanda, però, è sempre la stessa: cosa resta davvero a questo territorio?

L’ultimo via libera arriva dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, che con il decreto n. 205/2026 ha autorizzato Energy Total Capital Bess Benevento2 Srl, società controllata di Energy Total, a realizzare un impianto di accumulo elettrochimico (BESS) da 51 MW nel Comune di Benevento.

Si tratta di una grande batteria che servirà ad accumulare

energia e a rendere più stabile la rete elettrica. Un’infrastruttura considerata strategica per la transizione energetica. Ma è anche l’ennesimo impianto industriale che trova spazio nel Sannio. E non sarà l’ultimo.

Negli uffici della Regione Campania è già in fase di preistruttoria il progetto “Reino Wind Farm”, un parco eolico, l’ennesimo, con sette aerogeneratori da realizzare tra Benevento, Fragneto Monforte, Casalduni e Campolattaro, per una potenza complessiva di 29,4 MW.

Il quadro è ormai chiaro. BESS, fotovoltaico, biometano, eolico. I progetti aumentano, le autorizzazioni si susseguono, ma manca una riflessione complessiva su quale debba essere il limite e quale futuro si voglia costruire per questo territorio.

Nessuno mette in discussione la transizione ecologica. Il problema è un altro: perché questi impianti finiscono sempre negli stessi territori? E soprattutto, quali benefici concreti restano alle comunità che li ospitano?

Il recente caso del depuratore di Ponte Valentino, sequestrato nell’inchiesta sul grave inquinamento del fiume Calore, e gli accertamenti sull’impianto di biometano hanno inevitabilmente acceso i riflettori sul rapporto tra grandi impianti e tutela del territorio. Situazioni diverse, certo, ma che rendono ancora più attuale una domanda.

Quanti posti di lavoro stabili producono questi impianti? Quali compensazioni ricevono i Comuni? Cosa rimane davvero al Sannio? Chi ha veramente a cuore il futuro del Sannio?

La transizione energetica è una sfida indispensabile. Ma non può trasformare il Sannio nel luogo dove si autorizza un impianto dopo l’altro, mentre i benefici prendono altre strade.