In politica la fedeltà non è un concetto astratto. È una moneta. E quando la spendi male, il conto arriva puntuale. Alla Provincia di Benevento si consuma un caso che profuma più di regolamento interno che di semplice riorganizzazione amministrativa. Il dirigente Nicola Boccalone, paga a caro prezzo una scelta politica precisa: la candidatura alle Elezioni Regionali di novembre 2025 con il centrodestra. Una mossa legittima, certo. Ma politicamente indigesta per chi, a Palazzo, governa sotto l’ombrello della coalizione mastelliana.
Il decreto presidenziale è chirurgico. Linguaggio freddo. Motivazioni formali. Ma la sostanza è chiara: Boccalone viene “ruotato”, ridimensionato, spostato su una struttura di progetto. Niente più Settore Amministrativo-Finanziario. Una scelta giustificata con esigenze organizzative, PNRR, anticorruzione. E soprattutto con un passaggio che pesa come un macigno: “essendosi candidato alle Elezioni del Consiglio Regionale” (espressamente scritto nel decreto) la sua posizione viene ritenuta incompatibile sul piano dell’opportunità amministrativa.
Tradotto: chi scende in campo contro la maggioranza che regge la Provincia non può restare al centro della macchina decisionale. Non è una sanzione scritta. È una lezione politica non detta. Ma chiarissima. Il messaggio è interno. E anche esterno. Alla Rocca dei Rettori la linea è una sola: neutralità amministrativa sì, ma fino a quando non diventa concorrenza politica. O peggio, dissenso organizzato.
Boccalone resta. Perchè non può essere mandato via. Senza tagli allo stipendio. Senza clamore. Ma con un perimetro molto più stretto. In Provincia, come altrove, le scelte si pagano. E spesso non servono processi. Basta un decreto. Firmato. Pubblicato. Fine della storia.




















