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Il calcio sa essere uno sport di inerzia e, a volte, di eccessiva sicurezza. L’Avellino che cade al “Partenio-Lombardi” contro una Carrarese cinica e ordinata è una squadra che sembra aver smarrito, in una sola serata, la cattiveria agonistica e la solidità che ne avevano caratterizzato l’ultima risalita. Il verdetto del campo, un 1-2 che gela il pubblico biancoverde, racconta di un approccio mentale tradito da un vantaggio troppo precoce e da una gestione della manovra apparsa, per lunghi tratti, pigra e priva di verticalità.

La gara sembrava essersi incanalata sui binari perfetti dopo appena due minuti. La rete di Biasci, nata da un ottimo vantaggio concesso dal direttore di gara, era il manifesto del potenziale offensivo irpino: coordinazione, precisione e cattiveria. Tuttavia, il gol del vantaggio ha avuto l’effetto paradossale di anestetizzare i lupi. La Carrarese, invece di scomporsi, ha iniziato a tessere una tela tattica fatta di raddoppi e ripartenze veloci. Al 13’, la falla nel filtro mediano biancoverde è diventata evidente: Rubino ha avuto il tempo e lo spazio per mirare e trafiggere Daffara dalla distanza, ristabilendo un equilibrio che l’Avellino non è più riuscito a spezzare.

La vera differenza si è giocata nel cuore del campo. La cabina di regia affidata a Palmiero, supportato da Palumbo, ha faticato enormemente a trovare sbocchi. Il possesso palla dei padroni di casa è stato spesso sterile, una circolazione orizzontale che non riusciva mai a premiare gli inserimenti delle mezze ali o a servire correttamente le punte. Di contro, la Carrarese ha mostrato una verticalità chirurgica: fondamentale il lavoro di Abiuso, terminale offensivo capace di legare i reparti e tenere costantemente in apprensione la retroguardia irpina. Nemmeno l’infortunio di Bouah (terzino destro ospite tra i più attivi) al 33′ ha scalfito la compattezza dei marmiferi, capaci di ricompattarsi con ordine mentre l’Avellino appariva sempre più slegato.

Nella ripresa, Biancolino ha provato a scuotere i suoi cambiando gli interpreti ma non il ritmo. L’ingresso di Russo per un Tutino apparso sottotono e il successivo inserimento del tandem pesante Patierno-Favilli hanno sì aumentato la pressione territoriale, ma hanno esposto la squadra alle ripartenze ospiti. Il gol del definitivo sorpasso di Abiuso al 71′ è la sintesi dei mali biancoverdi di giornata: una mancata lettura difensiva sulla conclusione di Zuelli, un Daffara non perfetto nella respinta e la fame della punta toscana, lesta a ribadire in rete mentre la difesa di casa restava a guardare.

Il forcing finale, culminato con l’occasione di Patierno murato da Fiorillo, è stato più il frutto della disperazione che di una manovra organizzata. L’Avellino esce dal campo con la consapevolezza che, in questo campionato, la sola qualità tecnica non basta se non è sorretta da una condizione atletica brillante e da una tenuta mentale ferrea. Per la Carrarese sono tre punti d’oro; per l’Avellino, un “incidente di percorso” che obbliga a un’immediata autocritica.

Il calendario non concede sconti: la strada dell’Avellino si fa durissima già dalla prossima sfida in esterna contro lo Spezia, un campo ostico dove servirà un’altra faccia per evitare di scivolare in una crisi di risultati. Con un ciclo di partite ad alta intensità alle porte, i lupi sono chiamati a ritrovare immediatamente quella fame che è rimasta negli spogliatoi.