I riflettori si sono accesi sulle ville dei vip, sugli obiettivi eccellenti mai colpiti e sui nomi altisonanti finiti nelle carte dell’inchiesta. Le ville della famiglia Fendi, la residenza del governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, i sopralluoghi a Fregene e i colpi studiati nei minimi dettagli hanno raccontato il volto più ambizioso delle bande specializzate nei furti in appartamento smantellate la scorsa settimana dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli. Ma scavando tra gli atti dell’indagine coordinata dalla Procura di Napoli Nord, che ha portato all’arresto di 38 persone, emerge un quadro più ampio, fatto di colpi messi a segno lontano dai riflettori, in centri più piccoli e apparentemente meno appetibili. Tra questi, anche Benevento, toccata – seppur marginalmente – dall’azione delle batterie di ladri.
Sette gruppi criminali distinti ma collegati tra loro, tutti riconducibili a soggetti dell’area napoletana, capaci di muoversi rapidamente tra province diverse e di replicare lo stesso schema operativo. I promotori delle bande individuati dagli investigatori rispondono ai nomi di Alfredo Massimo, detto ’o Gemello, Salvatore Di Napoli, Ciro Fabiano, Caiazza, Giuseppe Grammatico, Gennaro Rizzo e Dario Marra. Vedette all’esterno, ingressi silenziosi con chiavi alterate o universali, casseforti strappate dai muri quando necessario, e fughe a bordo di auto modificate con scomparti nascosti per occultare refurtiva e attrezzi da scasso. In alcuni casi, come documentato dagli investigatori, i ladri entravano in azione travestiti da rider, una copertura utile a muoversi indisturbati nelle aree urbane. Una volta completato il colpo, gioielli e oro venivano rapidamente ceduti a ricettatori di fiducia, in grado di monetizzare la refurtiva nel giro di poche ore.
È in questo contesto che si colloca il furto perpetrato dal sodalizio guidato da Alfredo Massimo, detto “il Gemello”, avvenuto il 4 gennaio 2024 a Benevento, in via Raffaele Mainella. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i ladri si sono introdotti nell’abitazione forzando una finestra, riuscendo ad asportare gioielli, argenteria, un tablet e un computer. Determinante, per l’identificazione del gruppo, è stato il tracciamento GPS di una Fiat Panda utilizzata per il colpo, incrociato con le immagini delle telecamere di videosorveglianza lungo il percorso. Gli spostamenti dell’auto hanno consentito ai carabinieri di seguire la catena del furto fino alla fase di ricettazione: la refurtiva è stata infatti rinvenuta nella disponibilità di un uomo, indicato dagli investigatori come uno dei ricettatori di riferimento delle bande.
Un secondo furto, anch’esso ricostruito nelle carte dell’inchiesta, messo a segno dal gruppo capeggiato da Ciro Fabiano, risale all’8 febbraio 2024. In questo caso il colpo è stato messo a segno in via Salvator Rosa. I ladri hanno rubato pistole da collezione, monili e un orologio da taschino. Anche per questo episodio, l’attività investigativa ha permesso di recuperare la refurtiva e di collegarla agli indagati, confermando l’operatività delle stesse batterie criminali già attive in altre province campane e nel Lazio.
Nel complesso, l’indagine ha consentito di ricostruire 150 reati, tra furti riusciti, tentativi e ricettazioni, per un bottino complessivo stimato in oltre 105 mila euro. Durante l’attività investigativa sono stati effettuati 13 arresti in flagranza, 9 denunce a piede libero e recuperata refurtiva per circa 30 mila euro. I colpi di Benevento confermano come il sistema criminale fosse capace di muoversi con disinvoltura tra territori molto diversi, passando dalle ville dei vip alle abitazioni del Sannio, sfruttando spostamenti rapidi e finestre temporali favorevoli. Un sistema criminale che colpiva ovunque fosse possibile, prima di essere definitivamente smantellato.




















