Roberto Fico insiste sul campo largo. Pungolato a margine del Consiglio regionale, nel giorno della presentazione della Giunta, il presidente della Regione Campania non arretra di un millimetro. Il campo largo, per lui, resta la bussola. Anche alle prossime Amministrative: “Secondo me si devono fare dei tavoli di coalizione e si cerca lì di lavorare soprattutto sulle tematiche perché poi quello è il punto”.
Linea chiara. Nessuna giravolta. Nessun tatticismo dichiarato. Il nodo politico, però, è tutt’altro che teorico. Si chiama Salerno, dove si voterà nella primavera 2026. Un terreno minato. Anzi, un terreno contaminato dalla presenza ingombrante di Vincenzo De Luca. Qui l’idea del campo largo si scontra con la realtà e con una storia recente che pesa come un macigno.
E poi c’è il voto alla Provincia di Benevento. Un altro fronte caldo. Qui l’area Mastella si ritrova contro, compatto o quasi, tutto l’arco del cosiddetto campo largo. Un paradosso solo apparente. Perché le alleanze, a queste latitudini, cambiano forma a seconda del livello istituzionale.
Fico insiste sui “tavoli”. Sui temi. Sul metodo. Un richiamo alla politica prima delle sigle. Al confronto prima dei nomi. Resta da capire se, oltre alle parole, ci sia lo spazio reale per costruire. O se il campo largo, alle amministrative rischia di restare più un esercizio lessicale che una macchina elettorale funzionante.




















