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La trasferta di Brindisi lascia più di un campanello d’allarme in casa Unicusano Avellino Basket. Il netto 83-67 maturato al PalaPentassuglia contro Valtur Brindisi racconta di una gara mai realmente in discussione, indirizzata sin dalle prime battute e gestita con autorità dai padroni di casa.

Il dato più preoccupante non è tanto il divario finale, quanto la modalità con cui Avellino ha affrontato il match: approccio morbido, letture difensive tardive e un attacco che non è mai riuscito a trovare continuità. Il primo quarto, chiuso sul 26-16, ha di fatto segnato l’inerzia della gara. Concedere subito fiducia e ritmo a un realizzatore come Copeland ha rappresentato un errore pagato a caro prezzo.

Le percentuali al tiro (18/51 dal campo) certificano una serata storta, ma non possono essere l’unico alibi. Brindisi ha imposto una fisicità da squadra di alta classifica, dominando anche a rimbalzo (36-25) e togliendo progressivamente ossigeno alle soluzioni offensive biancoverdi. Ogni tentativo di rientro è stato respinto con lucidità, segno di una squadra matura e consapevole dei propri mezzi.

Il secondo quarto aveva lasciato intravedere un sussulto d’orgoglio: maggiore aggressività difensiva, qualche buona circolazione di palla e il ritorno fino al -4. Ma è stato un fuoco di paglia. Al primo blackout offensivo, Brindisi ha riallungato con cinismo, sfruttando ogni disattenzione irpina e andando all’intervallo lungo con un rassicurante +15.

La ripresa ha confermato i limiti di una Avellino poco incisiva, incapace di alzare l’intensità e di trovare soluzioni alternative contro una difesa organizzata. Il -22 del terzo quarto ha spento definitivamente ogni velleità di rimonta, trasformando l’ultimo periodo in una gestione ordinaria per i pugliesi.

Ora la palla passa al PalaDelMauro, dove domenica arriverà Tezenis Verona. Un appuntamento che non ammette repliche: servirà una risposta concreta, soprattutto sul piano dell’atteggiamento. Perché in un campionato equilibrato come la Serie A2, le partite possono anche perdersi, ma non si possono lasciare andare così presto. E su questo, Avellino è chiamata a una riflessione profonda.