Che fine hanno fatto le compostiere di comunità della Regione Campania? Sono almeno 119 i mini impianti consegnati a 87 comuni campani, con un quadro economico da 25 milioni di euro. “Nessuna compostiera ad oggi è in funzione” sostiene Vincenzo Pirozzi, segretario provinciale di Napoli di Confintesa Igiene Ambientale. Fino a gennaio lavorava alla Sma Campania, partecipata della Regione, assegnato proprio al supporto del progetto. “Altre 60 compostiere sono ferme nei depositi delle ditte fornitrici” aggiunge Pirozzi.
IL PIANO RIFIUTI
Il 16 dicembre 2016 il consiglio regionale ha approvato il Piano dei Rifiuti Urbani, varato da una delibera della giunta De Luca. Con questo strumento sono stati stimati i fabbisogni di trattamento delle varie frazioni di rifiuti urbani, tra cui quella organica. Il compostaggio di comunità ha l’obiettivo di ridurre il conferimento in discarica dei rifiuti urbani biodegradabili, per contribuire a raggiungere il traguardo fissato dalla direttiva 1999/31/CE. Gli impianti di recupero della frazione organica dovrebbero concorrere cioè all’equilibro stabile nella gestione integrata dei rifiuti urbani, nonché all’autosufficienza di trattamento, in ambito provinciale e regionale. Ogni compostiera trasforma l’organico in terriccio fertile (compost), da riutilizzare in agricoltura. Il Decreto Dirigenziale n.71 del 22 febbraio 2017 ha approvato l’avviso pubblico per la manifestazione di interesse alla localizzazione di impianti di compostaggio di Comunità. All’appello hanno risposto 263 Comuni della Regione Campania. Nel settembre 2017, la Regione ha predisposto una gara per l’acquisto di circa 200 compostiere di comunità. La procedura è stata finalizzata alla fornitura di compostiere di comunità con varie capacità di trattamento: 60 t/anno, 80 t/anno, 130 t/anno. Gli impianti sono comprensivi di kit accessorio e moduli di copertura prefabbricati in legno. Insomma si tocca un nervo scoperto, visto il passato della devastante emergenza rifiuti.
LA DENUNCIA SINDACALE
Secondo Pirozzi, dunque, al momento non sarebbe in funzione alcuna delle compostiere di comunità. Alcune avrebbero lavorato i primi tempi, ma poi si sarebbero fermate anche quelle. Questo stando a chi ha seguito da vicino il progetto. Siamo anche andati di persona a fare una verifica a campione. La mattina del 7 luglio scorso, tra le 11 e le 11.30 siamo stati in due impianti della provincia di Napoli, quelli di Mugnano e Marano. Alle 12 poi nei due di Casapesenna, nel Casertano. Al momento del sopralluogo, nessuna delle compostiere sembrava in funzione. “Quando la Regione fa delle procedure concorsuali per l’acquisto di queste macchine – racconta Pirozzi -, vengono aggiudicate a quattro ditte fornitici. Il Covid e tutta una serie di problemi tecnici, organizzativi, burocratici, fanno sì che queste allocazioni siano abbastanza difficoltose. Per cui la giunta decide di interfacciare i dirigenti regionali che hanno acquistato le compostiere e i vari comuni della regione, e di mettere in mezzo la Sma Campania, con il compito di supportare ogni singolo comune, sia dal punto di vista tecnico, sia dal punto di vista dei lavori da eseguire, sia dal punto di vista burocratico perché la messa in funzione di queste apparecchiature necessita anche di un’autorizzazione da parte dell’Arpac”. Per cui “il quadro economico è 15 milioni circa per le forniture – dice il sindacalista -, un milione e mezzo circa per la convenzione Sma Campania, poi ci sono i vari imprevisti e inoltre la Regione Campania rende disponibili ai comuni per ogni singola compostiera anche due operatori del Consorzio Unico di Bacino (Cub), per 18 mesi pagati dalla Regione quali operatori dedicati al caricamento dell’organico e alla gestione degli impianti”. Abbiamo chiesto lumi sia all’assessorato regionale all’Ambiente che a Sma Campania, senza però ricevere risposta.
INDIZI NELL’INTERROGAZIONE DI MUSCARÀ
Qualche indizio potrebbe venire da un’interpellanza. Il 20 luglio del 2021, la consigliera regionale Maria Muscarà si interessa della vicenda, con un’interrogazione a risposta scritta al presidente della Regione e all’assessore all’Ambiente, “In seguito ad apposita richiesta di accesso agli atti – scrive -, è emerso che sono 126 i comuni della Regione ad aver aderito all’avviso pubblico, per un totale di 193 compostiere richieste, di cui 84 risultano effettivamente consegnate al 30 giugno c.a.; a quanto si apprende, allo stato risulterebbero attive solo otto compostiere su tutto il territorio regionale; in aggiunta, alcuni Comuni avrebbero successivamente rifiutato le compostiere già richieste e assegnate”. Tra le altre cose, la consigliera chiede se sia “prevista un’attività di monitoraggio e verifica dell’effettivo funzionamento delle compostiere”, e quali azioni intende intraprendere la giunta “per garantire l’effettiva messa in funzione di tutti gli impianti”. Due mesi dopo giunge il riscontro all’interrogazione. A rispondere è la Direzione generale per il ciclo integrato delle acque e dei rifiuti. Si apprende nella circostanza che “l’effettiva consegna delle compostiere necessita” sì di opere propedeutiche alla sua installazione. Ma detti interventi “in molti casi, i comuni non hanno realizzato per svariati motivi”. Quanto a monitoraggio e verifica del funzionamento, l’attività è “affidata, dal dicembre 2020, alla Sma Campania S.p.A. che la sta svolgendo attentamente da mesi”. Inoltre a tutto il settembre 2021, “tra i comuni assegnatari solo uno ha ricevuto la compostiera ed ha poi chiesto di restituirla (sinora senza farlo)”. Altri municipi “firmatari della convenzione con la Regione Campania hanno invece rinunciato alla compostiera prima di riceverla. Naturalmente le compostiere eventualmente restituite e quelle dei comuni rinunciatari, sono state e saranno riassegnate ad altri comuni che ne hanno fatto richiesta e che decidessero di farla”.
A distanza di cinque anni Muscarà, ora non più in consiglio, tira le sue conclusioni. “Le compostiere di comunità che – dichiara oggi – furono finanziate grazie a un mio emendamento, avevano uno scopo ben preciso. Nessuno immaginava che sarebbero stata la soluzione del problema di rifiuti ma lo spostamento, la raccolta e il posizionamento dell’umido sono tra i più complicati, vuoi per il percolato vuoi per l’odore. E perché naturalmente attira animali. L’utilizzo di queste compostiere aveva principalmente uno scopo pedagogico, così come erano state progettate, con la sistemazione all’interno dei parchi e con la collaborazione, almeno per due anni di due operai che ne spiegassero il funzionamento ai cittadini ed evitassero usi impropri”. L’ex consigliera ricorda che “il primo bando non andò bene perché non era poi inserita la casetta di legno nella quale mettere l’impianto, e i comuni non erano intenzionati naturalmente a prendersene il il prezzo”. Quindi “fu fatto un altro bando in base al numero dei comuni che avevano fatto esplicita richiesta, quello che è successo dopo – afferma Muscarà – purtroppo non è dato sapere. Non si è capito perché la Regione non ha poi agito nei confronti di questi comuni che prima avevano chiesto e poi si sono tirato indietro”.
IL REPORT DELLA REGIONE AMMETTE DIFFICOLTÀ
Dalla Regione non ci arrivano risposte, ma l’ente parla delle compostiere nel Report 2025 del Monitoraggio dell’attuazione del Piano Regionale per la Gestione dei Rifiuti Urbani. A seguito dell’Avviso pubblico “le procedure di gara sono state aggiudicate alcune nel 2017 ed altre nel 2019 – spiega il documento – per un importo totale netto di circa di € 14.000.000,00. Allo stato sono ancora in corso l’esecuzione di alcuni contratti di fornitura delle compostiere (solo n. 3 Lotti su 8), mentre per la fornitura dei moduli l’ultimo lotto in esecuzione, il n. 2, sarà oggetto di riduzione. Contestualmente alla consegna/attivazione delle compostiere ai Comuni beneficiari si procede, da convenzione siglata, all’assegnazione, per un periodo di 18 mesi, di n. 2 unità di personale Cub Na-Ce appositamente formato per la loro gestione. Allo stato risultano consegnate 119 compostiere a 87 comuni per una capacità di trattamento potenziale di oltre 8.600t e 60 moduli a 55 comuni. Sulla base dei contratti sottoscritti restano da consegnare ancora n. 59 compostiere”.
Poi il report accenna “ai rallentamenti registrati nella consegna delle compostiere e dei moduli di copertura delle stesse ai Comuni beneficiari”. Secondo la Regione, “sono dovuti, in parte, alle necessarie opere/lavori propedeutiche/ci all’installazione per i quali, a partire dal 20/11/2020 (protocollo regionale n. PG/2020/0552899), è stato siglato un contratto con la Sma Campania S.p.A. con costi a carico della Regione, tenuto conto delle difficoltà economico-finanziarie palesate da tutti i Comuni sottoscrittori di convenzione, ed in parte di cambiamenti di scelte da parte di amministratori comunali che hanno deciso di non utilizzare più le compostiere di prossimità per la gestione dell’umido“. E in più “anche l’attivazione delle compostiere consegnate ai Comuni beneficiari spesso subisce rallentamenti dovuti alle procedure autorizzative (ad es. pareri Arpac, regolamenti, approvazioni consiliari)”. Insomma, la stessa Regione ammette difficoltà.






















