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C’è la firma di un produttore sannita nella colonna sonora del Festival di Sanremo 2026. La sigla ufficiale della 76esima edizione sarà infatti ‘Emigrato‘, brano del rapper salentino Welo (Manuel Mariano), prodotto da Anthony Calicchio, in arte Nathys, beatmaker e musicista originario di Apice.
Una traccia nata senza strategie precise, quasi “per gioco”, come racconta lo stesso Nathys, e diventata prima passaporto per Sanremo Giovani, poi biglietto da visita sonoro dell’edizione 2026 del Festival, anche grazie all’intuizione e alla benevolenza di Carlo Conti. Un traguardo raggiunto attraverso ideazioni musicali originali, che è possibile realizzare anche restando in provincia, lontano dai grandi centri. 

Nato a Benevento nel 1995, Anthony Calicchio si avvicina alla musica da giovanissimo.
“Ho cominciato come ascoltatore a 13 anni. Non avevo un genere preferito: ascoltavo di tutto, anche cose molto sperimentali” spiega. “Poi ho iniziato a campionare e a produrre nella mia stanzetta, con quello che avevo. Da lì ho studiato il beatmaking e ho iniziato a proporre i miei beat agli artisti”. 
Cresciuto tra rap, hip hop e reggaeton, Nathys sviluppa nel tempo uno stile personale che mescola ricerca sonora e identità territoriale. Le radici partenopee – spesso richiamate anche attraverso il dialetto – sono parte integrante del suo linguaggio musicale.

Determinante nel suo percorso l’incontro con Welo, avvenuto quasi per caso. “L’ho conosciuto tramite O’TSUNAMI (all’anagrafe Federico Petrone, ndr) ad un suo live. Ho subito intuito che potevamo fare qualcosa insieme”. Da quell’incontro, tra il 2021 e il 2022, nasce una collaborazione solida, costruita sul dialogo e sulla fiducia. “Ho sempre creduto in lui e nel suo modo di pensare la musica. Oggi siamo arrivati qui”. 
‘Emigrato’ diventa così anche un manifesto generazionale, capace di raccontare distacco, radici e viaggio. Temi che si intrecciano perfettamente con la scelta di Nathys di restare nel Sannio, controcorrente rispetto a chi avverte l’obbligo di dover partire.
“Non mi sono mai voluto spostare. Questo territorio va valorizzato. Qui c’è più tranquillità, cosa che favorisce una maggior concentrazione. È ancora più gratificante riuscire a fare qualcosa nel e per il proprio territorio” afferma. “Non è vero che per fare grandi cose bisogna necessariamente andare via. Oggi, con i mezzi che abbiamo, possiamo fare tutto, se c’è passione”.
Una filosofia che infatti non ha impedito al produttore sannita di costruirsi un curriculum di primo piano: milioni di stream e collaborazioni con artisti come Guè, Peppe Soks (con cui ha conquistato il disco d’oro per ‘Diosa’), Enzo Dong, Livio Cori, Sal e Francesco Da Vinci, Mambo Losco, fino all’esperienza internazionale nel 2023-24 nel format britannico ‘Plugged In’ di Fumez The Engineer. Nel 2025 pubblica anche il suo primo album, ricco di collaborazioni della scena urban.
Al centro di tutto resta una visione chiara del ruolo del produttore: “Mi piace sperimentare, fondere elementi diversi. Cerco sempre di vestire ogni artista con il suo stile. Fare ricerca è fondamentale”. Uno sguardo che guarda avanti senza dimenticare le origini: “Nella mia musica c’è sempre un po’ della nostra tradizione. E c’è già qualcosa in ballo che la richiamerà ancora di più”.