Botte, insulti e bambini costretti a rimanere fermi su sedie e passeggini. Sono queste alcune delle violenze emerse in un asilo nido di Benevento a seguito delle indagini condotte dai carabinieri e coordinate dalla Procura sannita.
Per i fatti contestati risultano indagate cinque persone: tre religiose – due originarie del Madagascar di 35 e 59 anni e la madre superiora, una filippina di 61 anni – e due insegnanti beneventane di 55 e 36 anni. Nei loro confronti il gip Roberto Nuzzo ha disposto la misura cautelare del divieto di dimora nel comune di Benevento, nell’ambito dell’inchiesta sui presunti maltrattamenti avvenuti nella struttura per l’infanzia gestita da una congregazione religiosa.
La Procura aveva inizialmente richiesto per le cinque indagate gli arresti domiciliari con l’accusa di maltrattamenti aggravati in concorso.
Secondo il pm Olimpia Anzalone, le indagate avrebbero agito insieme, in modo sistematico e consapevole, sottoponendo i bambini – di età compresa tra 10 mesi e tre anni – a ripetute violenze fisiche e psicologiche.
In particolare, la madre superiora avrebbe impartito le direttive al personale adottando, secondo gli inquirenti, un metodo educativo autoritario e umiliante, sfociato in comportamenti aggressivi come strattoni, schiaffi, scossoni, urla e offese. Dalle intercettazioni sarebbe emerso anche che alcune maestre deridevano i piccoli per il modo di vestirsi o di piangere, storpiandone i nomi. In diversi casi, i bambini sarebbero stati bloccati nei passeggini nonostante il pianto, messi con il viso rivolto verso il muro, costretti a dormire o colpiti dietro la nuca.
Questa situazione avrebbe causato sofferenze non solo alle vittime dirette, ma anche agli altri bambini presenti, costretti ad assistere agli abusi.
L’inchiesta è partita da una denuncia presentata i primi di novembre 2025 ai carabinieri di San Sebastiano al Vesuvio dal rappresentante legale di un Consorzio accreditato per il servizio civile. Pochi giorni prima, lo stesso aveva ricevuto una segnalazione via email da una volontaria in servizio presso l’asilo, che raccontava di un bambino legato a una sedia e di altri colpiti con schiaffi.
La Procura aveva immediatamente disposto intercettazioni telefoniche e ambientali nei locali della struttura. La volontaria, ascoltata dagli investigatori, aveva spiegato di trovarsi bene con i bambini ma di essere in difficoltà con il personale, affermando di aver sopportato a lungo comportamenti inaccettabili. Aveva inoltre consegnato foto e video salvati sul suo telefono e appunti dettagliati sulle punizioni fisiche e psicologiche inflitte ai piccoli.
Secondo gli inquirenti, le sue dichiarazioni sarebbero state confermate dalle immagini registrate dalle telecamere installate nell’asilo. Per questo il Pm aveva chiesto una misura cautelare, che il gip ha parzialmente ridimensionato disponendo il divieto di dimora invece degli arresti domiciliari, ritenendo comunque sussistenti gravi indizi di colpevolezza e credibile il racconto della volontaria.




















