Una presa di posizione netta, senza sfumature, quella del coordinamento regionale dell’ANPI Campania, che interviene dopo le polemiche legate alla presentazione in diversi spazi pubblici della regione del libro di un pronipote di Benito Mussolini. Un testo che, secondo l’associazione partigiani, avrebbe l’obiettivo di proporre una rilettura apologetica e revisionista del fascismo.
“In questi giorni abbiamo dovuto assistere al tentativo di un pronipote di Mussolini di ‘presentare’ un suo libro, il cui scopo palese era di fornire una rappresentazione apologetica di ‘un’altra storia’ del fascismo, utilizzando spazi pubblici in giro per la Campania”, si legge nella nota diffusa l’11 febbraio 2026. Una serie di proteste, definite spontanee e civili, ha portato all’annullamento di alcune presentazioni, suscitando però reazioni e accuse di presunte limitazioni della libertà di parola.
Il coordinamento regionale ribadisce però che “tentare di revisionare e riabilitare una storia del fascismo come ‘altra’ è offensivo”, soprattutto in una terra come la Campania che ha pagato un prezzo altissimo negli ultimi mesi della Seconda guerra mondiale. Il riferimento è alle stragi e alle distruzioni compiute dalle truppe tedesche dopo l’8 settembre 1943, in quella fase definita di “terra bruciata” e “guerra ai civili”. Allo stesso tempo, viene ricordata la stagione della Resistenza, culminata a Napoli con le eroiche Quattro Giornate di Napoli.
Nel documento l’ANPI ripercorre le pagine più dure del Ventennio: “una storia fatta di squadrismo, violenze e distruzione fisica dei luoghi di aggregazione dell’opposizione antifascista”, fino al consolidamento della dittatura attraverso leggi repressive. Vengono citati i numeri del Tribunale Speciale per la difesa dello Stato, attivo dal 1927 al 1943, con oltre 5.600 condanne, e il fenomeno del confino politico, che secondo gli studi avrebbe coinvolto tra 12.000 e 18.000 persone, molte delle quali destinate anche in piccoli centri dell’entroterra campano.
Non manca il riferimento alla guerra imperialista, alle leggi razziali e alla collaborazione con i nazisti nelle deportazioni politiche e razziali. “Il riscatto di un’Italia ridotta a ferro e a fuoco – prosegue la nota – avvenne grazie a tanti oppositori sopravvissuti alle persecuzioni e ai militari che dopo l’8 settembre imbracciarono le armi contro l’esercito tedesco, diventato spietato occupante, in una Guerra di Liberazione che ha permesso il riscatto morale del nostro Paese, fino allo spirito unitario e civico che portarono alla Repubblica e alla nostra bella Costituzione antifascista”.
La conclusione è altrettanto chiara: “Noi in Campania come coordinamento regionale ANPI dichiariamo che una rilettura apologetica del fascismo non deve trovare connivenza o ospitalità in spazi pubblici o istituzionali. Il fascismo non è un’opinione ma un reato, ora e sempre”.




















