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Annullare la sentenza di patteggiamento per presunta violazione di legge, disponendo il rinvio degli atti. Lo chiede la Procura generale di Salerno, ricorrendo in Cassazione contro una pronuncia del dicembre scorso, relativa al crac della società editrice del quotidiano la Città di Salerno. Una vicenda processuale sfociata nel patteggiamento per 12 imputati di bancarotta semplice. Ma la Procura generale non ci sta: la sentenza sarebbe viziata da violazione del provvedimento di imputazione. Un’imputazione coatta ordinata dal giudice per le indagini preliminari, che aveva respinto le richieste di archiviazione del pm giustificate da speciale tenuità del fatto, dopo l’esborso riparativo degli indagati alla curatela fallimentare. Alla richiesta di archiviare si erano opposte le parti offese, ovvero alcuni ex giornalisti de la Città.

Il ricorso sostiene che “di fatto violando l’ordine del Giudice, nelle imputazioni sub B) (…) si contestava la condotta di bancarotta semplice” con specifico riguardo “alle posizioni degli imputati Carriero Giuseppe e Lombardi Giovanni, il Pm esercitava l’azione penale, sub B), per la distinta ipotesi di bancarotta semplice”. Cosi facendo si sarebbe violata “l’ordinanza di imputazione coatta del Gip in punto di diversa qualificazione delle condotte materiali già oggetto di iscrizione”.

E di fatto il Gip “parimenti” avrebbe violato “tale cristallizzazione delle imputazioni – afferma la Procura generale – addivenendo pedissequamente alla sentenza di patteggiamento per una condotta qualificata in modo difforme da quanto imposto dal Gip, rendendo sentenza affetta da invalidità derivata e comunque in tal modo censurabilmente violandosi in modo sostanzialmente ‘abnorme’ l’equilibrio dei poteri del Gip e del Pm, come pure avverrebbe laddove ad esempio il Gip eccedesse i propri poteri ordinando imputazione per reati muovi o persone non indagate (in luogo dell’ordine di iscrizione nel registro indagati)”. Insomma, la questione si presenta complessa. A dirimere la matassa sarà la Suprema Corte.