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Una storia rimasta chiusa tra le mura domestiche per oltre tre decenni si è conclusa con una condanna pesante. Il Tribunale di Avellino ha inflitto cinque anni di reclusione a un sessantenne irpino accusato di maltrattamenti in famiglia e lesioni ai danni dell’ex moglie.

La sentenza è stata pronunciata dal collegio presieduto dal giudice Lucio Galeota, con a latere Gennaro Lezzi ed Elena Di Bartolomeo. Una decisione più severa rispetto alla richiesta della Procura: il pubblico ministero Fabio Massimo Del Mauro aveva infatti sollecitato una condanna a tre anni, ma i giudici hanno ritenuto di non concedere le attenuanti generiche, aumentando la pena a cinque anni. Le motivazioni saranno depositate entro quindici giorni.

Secondo quanto emerso nel corso del processo, le condotte vessatorie sarebbero iniziate quando le tre figlie della coppia erano ancora minorenni. Per anni, l’ex moglie e le ragazze avrebbero vissuto in un clima di costante tensione, tra litigi frequenti e pressioni psicologiche continue. Un contesto familiare descritto in aula come segnato dalla paura.

La svolta è arrivata nel maggio 2023. Dopo l’ennesimo episodio di conflitto domestico, degenerato in una violenta aggressione, la donna – un’infermiera professionista – ha deciso di denunciare. In quell’occasione avrebbe riportato lesioni giudicate guaribili in dieci giorni. A seguito della denuncia, il giudice per le indagini preliminari Paolo Cassano dispose nei confronti dell’uomo il divieto di avvicinamento alla persona offesa. La misura cautelare è rimasta in vigore fino ai primi giorni di gennaio 2026. L’ex moglie e le tre figlie si sono costituite parte civile nel procedimento, assistite dall’avvocato Innocenzo Massaro.

Con la sentenza di primo grado si chiude un capitolo giudiziario che ha portato alla luce una vicenda familiare segnata, secondo l’accusa accolta dal Tribunale, da anni di maltrattamenti e sopraffazioni.