C’è un dato che, al di là delle simpatie e delle antipatie, merita di essere riconosciuto con onestà intellettuale: Clemente Mastella è, oggi, il riferimento politico sannita più riconoscibile e influente sul piano nazionale. Lo è per storia personale, per relazioni costruite in decenni di vita parlamentare e di governo, per quella capacità di rimanere centrale anche quando i cicli politici cambiano. La cosiddetta “politica del viandante” da lui spesso rivendicata.
Il giudizio sull’amministratore resta, com’è giusto che sia, nelle mani degli elettori. Ed è un giudizio che si rinnova a ogni appuntamento con le urne. Ma il consenso ottenuto da Noi di Centro alle ultime Elezioni Regionali, con un risultato significativo e due consiglieri regionali eletti, racconta che il progetto politico mastelliano non è affatto una reliquia del passato. È, al contrario, una realtà viva, radicata e capace di incidere.
In una stagione in cui molte realtà territoriali faticano ad avere voce nei palazzi romani, Mastella rappresenta un’anomalia: un sindaco che continua ad avere accesso e ascolto nei circuiti nazionali. Le sue recenti apparizioni sulle principali reti televisive in occasione del referendum sulla giustizia, a sostegno del NO, sono state l’ennesima dimostrazione di una presenza che va oltre i confini cittadini.
Non è soltanto una questione di visibilità personale. È una questione di rappresentanza. Ogni volta che Mastella interviene nel dibattito pubblico nazionale, Benevento viene citata, ricordata, collocata sulla mappa politica del Paese. In un’Italia dove spesso le aree interne vengono raccontate solo per emergenze o ritardi, questo non è un dettaglio secondario.
È stato lo stesso Mastella, più volte, a definirsi un “brand”. Un’espressione che può apparire provocatoria, ma che contiene una verità comunicativa: il suo nome è immediatamente riconoscibile. E in politica, nel bene e nel male, la riconoscibilità è potere. Quando un leader territoriale diventa un marchio nazionale, la sua città smette di essere periferia invisibile. Benevento, grazie alla traiettoria di Mastella, è conosciuta anche da chi non saprebbe collocarla con precisione su una cartinageografica (in tl senso molto ha contribuito la serie A calcistica della squadra di calcio cittadina). Ma quella fu una fiammata, due ‘passaggi spot’ in massima serie mentre Clemente nella massima serie della politica nazionale ci sta ormai da anni e, tranne qualche annata in zona calda a rischio retrocessione, ha sempre giocato per i quartieri alti con numeri devisivi. Questo legame tra identità personale e identità urbana ha prodotto un effetto simbolico che va oltre le opere pubbliche, i bilanci o le polemiche quotidiane.
È legittimo discutere scelte, risultati, priorità. Fa parte della dialettica democratica. Ma ridurre la figura di Mastella esclusivamente al perimetro dell’azione amministrativa significherebbe ignorare il valore politico-strategico che egli continua a rappresentare per il Sannio. In una provincia che spesso ha sofferto l’isolamento istituzionale, avere un interlocutore stabile e riconosciuto a livello nazionale significa poter contare su un canale diretto, su una rete di relazioni, su una capacità di pressione che altri territori non sempre possiedono.
Si può essere critici, si può essere sostenitori, si può essere alternativi. Ma è difficile negare che, oggi, Clemente Mastella sia l’unico vero riferimento politico sannita con un peso nazionale concreto. Non emergono, allo stato attuale, altre figure capaci di coniugare radicamento locale e visibilità romana con la stessa continuità.
Ogni città, in fondo, ha bisogno di un volto che la rappresenti. Benevento, piaccia o no, quel volto lo ha trovato da anni in Clemente Mastella. Un volto divisivo, certamente. Ma anche riconosciuto. Il giudizio finale spetta sempre agli elettori. Ma un dato appare difficilmente contestabile: finché il nome di Mastella continuerà a risuonare nei palazzi romani e negli studi televisivi, anche Benevento continuerà a essere pronunciata con esso. E per un territorio spesso ai margini delle grandi narrazioni nazionali, non è poco.




















