di Benedetto De Vivo
Qualche sera fa mi hanno trasmesso l’intervento del Sindaco Manfredi in Consiglio Comunale a Bagnoli. In verità non è che mi interessa molto quanto, sempre, autoreferenzialmente senza alcun contradditorio tecnico/scientifico, sostiene. Ma nell’ottica del filosofo Burke che sosteneva “perché il male trionfi, è necessario che i buoni stiano zitti”, intervengo non perché io sia necessariamente un “buono”, ma semplicemente sulla base di considerazioni tecnico/scientifiche che vanno nella direzione opposta di quanto sostiene, il Sindaco Manfredi. Sintetizzo al massimo:
- Per le opere a terra, dice che sarà utilizzata la tecnica del soil washing. Cosa alquanto incredibile: utilizzo del soil washingè stata la causa primaria del fallimento della bonifica di BagnoliFuturaSpA, finita sotto processo. Il soil washing non è applicabile sui terreni di Bagnoli, in quanto in essi sono prevalenti (superano il 65% del totale) le frazioni fini (silt/argilla), che concentrano gli inquinanti organici (IPA e PCB), NON li diluiscono. Questo è un principio base ben noto ai geochimici esperti in esplorazione mineraria/ambientale. Ma a quanto pare ignoto agli “esperti” che operano a Bagnoli. Sembra proprio che ci potrebbe essere, in negativo, il bis di precedente “bonifica” (De Vivo et al., 2021).
- Manfredi descrive poi la messa in opera di un grande impianto collegato alla tecnologia di desorbimento termico. Ma evita di definire che tale desorbimento termico sarà quello ex-situ, rigorosamente vietato in tutte le aree urbanizzate del mondo, a causa della movimentazione dei terreni e connessi rischi generati per la salute dei cittadini (De Vivo, 2024). Manfredi, in modo vago, dice che si tratta di un un’attività di riscaldamento, ma non lo definisce per quello che è: un desorbimento termico ex-situ, e omette accuratamente di spiegare la differenza fra Desorbimento termico ex-situ e in-situ. Con quello in-situ non si scava un grammo di terreni, si fa tutto sotto terra; che sarebbe quello certamente più idoneo per il caso Bagnoli, considerato che siamo all’interno della Città di Napoli. Ma guarda caso, pare abbiano la grande “necessità” di movimentare terreni. Chissà mai perché.
- Parla, sempre con autoreferenzialità di utilizzazione di fito-remediation, presentata come una grande innovazione. La capacità di alcune piantine (arbusti) di segnalare la presenza di elementi inorganici (Cu, Pb, As e altri) è ben nota dal 1400, scoperta dal botanico Minguzzi, nelle mineralizzazioni della Toscana. In particolare Minguzzi scoprì che le viole segnalavano la presenza dello Zn (dal che venne fuori la definizione di Viola Calaminaria. In quanto la calamina è un ossidato dei solfuri diZn). Nel settore della geochimica mineraria, è noto che i papaveri (California Poppi) segnalano presenza di Cu e altre. Io stesso ho applicato le geo-botanica in una indagine riconoscitiva per le mineralizzazioni della Zona di Longobucco (Calabria), utilizzando le ginestre (Crisci et al, 1982). Si tratta per lo più di piantine con radici molto superficiali. Comunque NON esiste alcuna pianta che sia in grado di assorbire tutti gli inquinanti presenti in un dato territorio. In particolare nel caso di Bagnoli dovrebbero assorbire anche IPA e PCB! Ebbene IPA e PCB sono composti organici recalcitranti, che come tali non vanno in soluzione, e quindi NON sono assorbibili da alcuna specie vegetale. A Bagnoli sono presenti fino alla falda, vale a dire 5-6 metri di profondità. Quindi quello che dice/promette Manfredi non è scientificamente corretto. Intra alia,faccio presente, che per un sito da “bonificare” vanno utilizzate tecnologie con Technology Readiness Level (TRL) = 9. NON si possono utilizzare tecnologie sperimentali, soprattutto se è in gioco, potenzialmente, la salute dei cittadini. Comunque quale sarebbe il TRL della tecnologia sperimentale di fitoremediation per Bagnoli?
- Manfredi ha anche parlato di residui di amianto da rimuovere. Come lo faranno? Si spera non all’aria aperta. Sarebberichiesto dalla Legge che tali attività venissero eseguite sotto tensostrutture tali da reggere alla prova dei fumi.
- In merito ai dragaggi dei sedimenti marini, Manfredi è stato molto vago. Ha parlato di bonifica dei sedimenti marini (NB: IPA e PCB sono presenti in tutta la Baia di Bagnoli, con propaggini fino ai Golfi di Pozzuoli e Bagnoli, in concentrazioni superiori ai limiti di Legge, fino a 1.000 volte, nella Baia di Bagnoli, e 100 volte, nei Golfi di Pozzuoli e Napoli; Minolfi et al, 2018). Su questo NON si può essere vaghi, raccontando fantasticherie.
- La balneabilità, se si rimuovesse la Colmata, o anche per il tratto di spiaggia a fronte di Colmata, in caso – come sembra – non si rimuovesse la Colmata, si potrebbe recuperare con opportune operazioni di cappingdi materiali specifici, per stabilizzare i sedimenti marini sul fondo (argomento trattato in altra mia pubblicazione scientifica internazionale del 2024 – De Vivo et al.). Insomma non c’è proprio nulla da inventare…
- In ogni caso è impossibile “risanare” tutta la Baia di Bagnoli, e parti del Golfi di Pozzuoli e Napoli (intorno a Nisida). In tali aree bisogna assolutamente vietare la pesca, impianti di stabulazione di cozze e quanto altro possa essere trasferito ai cittadini attraverso il pescato, a salvaguardia di loro salute.
Rispetto ai problemi di salute, bisogna tenere ben presente, che tali nocive conseguenze non sono necessariamente immediate, ma si potrebbero manifestarenei prossimi decenni (come successo nel caso della patologia della Baia di Minamata, Giappone, dove dopo 60 anni ancora si registrano casi di decessi riconducibili a inquinamento prodotto da combinazione di IPA e PCB con Mercurio e Stagno (Harada, 1995; Timothy, 2001). Ingredienti questi tutti presenti ni concentrazioni elevatissime soprattutto in tutta la Baia di Bagnoli.
Bibliografia
Crisci G. M., De Vivo B., La Fratta R., La Valva V. and Lima A., 1982. Metal response in plants to sulfide mineralization in the Longobucco area (Calabria, Southern Italy). J. Geochem. Explor., 17: 187-204.
De Vivo B., Auriemma G., Manno M. (2021). Il risanamento di un sito industriale dismesso. Bagnoli: davvero un caso unico al mondo? (p. 188). Napoli: La Valle del Tempo.
De Vivo B. (2024). Bonifica Bagnoli, ecco cos’è il desorbimento: due le possibilità. Anteprima24, September 20, 2024. https://www.anteprima24.it/napoli/bonifica-bagnoli-desorbimento-na/
De Vivo, B., Lima, A., Albanese S., Auriemma G., Manno M., Roberts E. (2024). The Bagnoli-Napoli brownfield site in Italy: before and after the first remediation phase. Chapter 16, 549-588 pp. In: Environmental Geochemistry. Site Characterization, Data Analysis, Case Histories, and Associated Health Issues. 3rd Edition (De Vivo B., Belkin H.E, Lima A., Eds); Paperback ISBN: 978-0-443-13801-0; eBook ISBN: 978-0-443-13802-7. 787 pp., Elsevier (Netherlands), https://shop.elsevier.com/books/environmental-geochemistry/de-vivo/978-0-443-13801-0.
De Vivo B., Albanese S., Manno M & Roberts E. (2026). The Bagnoli-Napoli, Italy, Cleanup Case Study. Initial Site Characterization, Former Remediation & Current Cleanup Plans for the Brownfield Site. J. Geochemical Exploration – GEXPLO-D-26-00037.
Harada M. (1995). Minamata disease: methylmercury poisoning in Japan caused by environmental pollution. Critical Reviews in Toxicology, 25(1), 1-24.
Minolfi G., Rezza C., Zuluaga M.C., Albanese S., Lima A., Wang M., Molisso F., Sacchi M., De Vivo B. (2018). Atlante geochimico-ambientale dei sedimenti marini dei Golfi di Napoli (inclusa la Baia di Bagnoli) e Salerno. Aracne Editrice, 312 pp. ISBN: 978-88-255-1739-2.
Timothy S.G. (2001). Minimata: Pollution and the struggle for democracy in postwar Japan. Harvard Univ Press. ISBN 0-674-00785-9.




















