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“Noi vogliamo tentare di parificare il nostro sistema giudiziario a quello europeo”. Con queste parole Bobo Craxi, presidente del Comitato referendario del Psi, ha spiegato nel Sannio le ragioni del “Sì” al quesito referendario del 22 e 23 marzo sulla riforma costituzionale della giustizia.

L’esponente socialista è tornato nel territorio nell’ambito del tour elettorale per illustrare i contenuti della riforma voluta dalla maggioranza di centrodestra che governa il Paese. Una posizione che vede il Psi su una linea diversa rispetto a gran parte del centrosinistra: pur essendo all’opposizione del Governo Meloni, i socialisti sostengono infatti la riforma sul punto centrale della separazione delle carriere tra magistrati requirenti e giudicanti.

Craxi è stato accolto e accompagnato dai consiglieri comunali Angelo Miceli e Luigi Diego Perifano, responsabile nazionale Giustizia del partito, insieme al sindaco di Pannarano Antonio Iavarone. L’incontro si è svolto nella rinnovata sala di Palazzo Mosti, dove si è tenuta una conferenza dedicata al tema della riforma costituzionale relativa all’autogoverno e all’azione disciplinare della magistratura, approvata dal Parlamento ma fortemente contestata dal centrosinistra.

Il leader socialista ha voluto chiarire che il referendum non deve essere interpretato come un giudizio politico sull’operato del Governo. “Non è un referendum politico. Noi siamo laici: il nostro sì nasce da un ragionamento, non dall’emotività. Siamo all’opposizione di questo Governo Meloni, ma sono contrario al no tattico. L’eventuale spallata referendaria non deve essere confusa con le elezioni politiche. Questo è un tema che va lasciato al voto del 2027”.

Ad aprire la conferenza è stato il consigliere Angelo Miceli, che ha evidenziato come la proposta referendaria rappresenti un passaggio utile per avvicinare i cittadini alle istituzioni e allo Stato.

Nel suo intervento Craxi ha parlato anche del clima che ha accompagnato la campagna referendaria. “È stata una campagna molto confusa, che è finita per degenerare in una rissa verbale che non ha aiutato la comprensione”, ha affermato.

Entrando nel merito della riforma, ha ribadito il principio della separazione delle carriere tra magistrati che indagano e magistrati che giudicano: “Il processo deve essere giusto. I magistrati devono avere carriere diverse: i magistrati che giudicano e quelli che inquisiscono. Gli eccessi che si sono susseguiti da parte delle due fazioni non li concepisco. Il nostro è un sì di merito, non su principi astratti. Il nostro giudizio non è negativo”.

Craxi ha poi affrontato anche il tema dell’indipendenza della magistratura. “L’indipendenza è garantita dall’articolo 104 della Costituzione, che non viene modificato, così come resta garantita l’inamovibilità dei magistrati. I difensori a scoppio ritardato della Costituzione lo fanno solo per strumentalizzare questa campagna referendaria”.

Pur riconoscendo alcune criticità nel percorso parlamentare, Craxi ha invitato a concentrarsi sul contenuto della riforma: “Certo, l’iter parlamentare non è stato limpidissimo, ma siamo chiamati a decidere su una proposta abbastanza chiara, cioè sulla riforma della separazione delle carriere dei magistrati”.

In chiusura ha ribadito il senso politico della scelta socialista: “Non bisogna scambiare la libertà per cocciutaggine. Il nostro è un atto di coerenza”.

A concludere l’incontro è stato Luigi Diego Perifano, che ha richiamato l’importanza del principio del giusto processo. “È una riforma che serve ai cittadini per dare maggiore autonomia al sistema. Il nostro sì è ragionato e non può essere confuso”, ha dichiarato.