Ad Avellino, più che una corsa verso Palazzo di Città, sembra una lunga e meditativa passeggiata… senza meta. E mentre la Pasqua si avvicina, tra colombe e uova di cioccolato, l’unica cosa che appare certa è che dentro l’uovo della politica cittadina difficilmente si troverà la sorpresa tanto attesa: il nome condiviso di un candidato sindaco. Tanto nel centrosinistra quanto nel centrodestra.
Nel cosiddetto campo largo il dibattito è ormai diventato, per usare un’altra metafora, una sorta di tombola senza cartelle vincenti. I nomi si rincorrono con una puntualità quasi liturgica, ma senza mai trasformarsi in scelta definitiva. Sul tavolo c’è l’imprenditore Walter Giordano, figura civica che potrebbe mettere d’accordo (forse) più anime, ma ci sono anche i consiglieri uscenti del Partito Democratico, che non vogliono restare a guardare. E per questo io nome del dem Francesco Todisco è quanto mai attuale.. E poi c’è l’ex sindaco e consigliere regionale Vincenzo Ciampi. proposta dei 5 Stelle, che aggiunge un ulteriore tassello a un mosaico già affollato e, per ora, incompleto.
Il risultato? Una coalizione che discute, riflette, valuta… e nel frattempo rimanda. Come se il candidato perfetto dovesse materializzarsi per intervento divino, magari proprio la mattina di Pasqua, tra una resurrezione e una conferenza stampa.
Sul fronte opposto, il centrodestra non sembra voler essere da meno nella gara all’indecisione. Dopo settimane in cui il nome dell’ex sindaco Laura Nargi sembrava poter rappresentare un punto di sintesi al netto dei simboli di partito, ecco spuntare, quasi come una sorpresa fuori stagione, quello dell’avvocato e Presidente dell’Ordine Fabio Benigni. Un avvicendamento che più che chiarire le idee, contribuisce ad alimentare il senso di una partita ancora tutta da giocare… e forse nemmeno iniziata davvero.
Così, mentre i cittadini osservano (tra rassegnazione e ironia), la politica locale continua a girare intorno al problema senza affrontarlo. E viene quasi da immaginare la scena: famiglie riunite per la Pasqua, bambini pronti ad aprire l’uovo, e qualcuno che scherza — ma non troppo — chiedendo: “Chissà se quest’anno esce il candidato sindaco”.
Spoiler: probabilmente no. Perché ad Avellino, almeno per ora, la vera tradizione pasquale non è la sorpresa nell’uovo, ma l’eterna attesa di una decisione che non arriva mai. E a questo punto, più che una colomba, servirebbe un miracolo




















