E’ una terra che brucia quella sannita, sotto tutti i punti di vista. Realmente e metaforicamente parlando. Brucia nel cuore della Dormiente e brucia nelle pieghe della gestione del bene pubblico.
Brucia perchè una mano decide di illuminare la notte delle valli, che sia quella Caudina o Vitulanese, e lo ha fatto per qualche giorno andando a deturpare due territori che già brillavano di luce propria per bellezza e non avevano bisogno del cosiddetto ‘aiuto da casa’.
Bisognerebbe entrare nella testa delle persone, perchè l’ipotesi autocombustione contemporanea in due zone diverse proprio non convince, per capire cosa li spinga a un’azione del genere, quale sia il gusto nel rovinare qualcosa che appartiene a tutti.
Resta la macchia, resta l’amarezza, resta quell’odore acre che colpisce il naso e il cuore, resta una vegetazione deturpata, come lo è l’anima di chi vive quelle terre.
Ma brucia anche la città e sono fiamme fatte di sotterfugi, di indagini, di scossoni alla gestione del bene pubblico, di imbarazzi interni, di inchieste, di appalti, di assunzioni e di soldi mandati in fumo.
Una cattiva pubblicità per una città che ha dovuto affrontare altre questioni spinose e oggettive che non possono essere nascoste da racconti luccicanti e da progetti in divenire. E’ esplosa una questione ambientale e con essa anche una giudiziaria, su questo c’è poco da ragionare.
Un’inchiesta che si sta allargando e che, con tutta probabilità, non ha ancora espresso tutto il suo ‘potenziale’ ma che sta facendo emergere un sistema fatto di compiacenze varie ed eventuali. Il tutto in barba agli onesti, a chi spera di emergere per meriti e invece si vede sorpassare per furbizia e capacità amicali.
E allora ecco che viene fuori la lista degli indagati, soldi e lavori promessi, ipotesi di dimissioni e rifiuti, imbarazzi e malumori interni, presa di distanze e ‘andiamo avanti come se nulla fosse’.
Non è un incendio ancora, come quello del Taburno, è fuoco che cova sotto la cenere e che può trasformarsi in un grande rogo. Non è narrazione catastrofica nè atteggiamento ostinato e contrario, nè si sta definendo la colpevolezza: si tratta di interrogatori, perquisizioni, sequestri, indagini, nomi e cognomi, soldi, schiume e miasmi.
Realtà, certo da dimostrare. Ma comunque realtà.
Perchè è chiaro che tutti sono innocenti fino a prova contraria, ma esiste un altro aspetto che non viene preso in considerazione: l’opportunità.
E’ opportuno che una squadra vada avanti quando si abbatte una tempesta del genere? E’ opportuno che ognuno resti al suo posto senza colpo ferire? Non fosse altro per dare un segnale importante a una città disorientata.
La risposta è no, sarebbe opportuno fermarsi e sarebbe anche la cosa più normale da fare. Un colpo di spugna bagnata su una lavagna sulla quale sono impresse medaglie, perchè ci sono, e strafalcioni, e ci sono anche quelli. Un gesto utile e facile per rinfrescare e riscrivere una nuova storia.


















