Può l’età adulta essere un ostacolo per la cura? Accade a Napoli, città in cui decine di disabili sono stati espulsi dai centri diurni che frequentavano perché utenti da più di trent’anni. Ma la frequentazione nei centri semi residenziali ha una durata?
Sono le domande che attanagliano decine di famiglie a Napoli. Dal 1° ottobre 2026 i loro cari, persone adulte con disabilità, sono rimasti fuori dai centri diurni che frequentavano regolarmente da anni, in molti casi da circa trent’anni.
I Piani Riabilitativi Individuali e i progetti socio-sanitari dedicati sono scaduti il 30 settembre e non hanno ricevuto il rinnovo o la proroga da parte degli uffici competenti dell’ASL Napoli 1 Centro.
Il problema si è concentrato in particolare nei territori della VI Municipalità di Napoli, Ponticelli, Barra e San Giovanni a Teduccio, e nell’area orientale afferente al Distretto Sanitario 32.
Per le famiglie è iniziata una gestione difficilissima. Da un giorno all’altro si sono trovate a dover coprire da sole, senza preavviso e senza alternative attivate, un carico assistenziale che prima era condiviso con i centri.
Ha significato riorganizzare completamente le giornate, stravolgere orari di lavoro e abitudini domestiche, rinunciare a momenti di riposo e alla propria rete di relazioni. Significa ancora oggi dover gestire in casa bisogni complessi, che richiedono continuità, competenze e spazi adeguati, senza il supporto degli operatori che per anni hanno accompagnato i propri cari.
Per molte persone con disabilità l’interruzione ha rappresentato perdere la routine quotidiana, i riferimenti, le attività e le relazioni costruite in anni di frequenza. Un vuoto che per chi vive una condizione di fragilità non è solo un disagio, ma un vero e proprio passo indietro nel percorso di autonomia e inclusione.
Davanti a questa situazione la stessa VI Municipalità ha inviato una nota ufficiale indirizzata a Regione Campania, Comune di Napoli e alla Direzione Generale dell’ASL Napoli 1 Centro per chiedere con urgenza un intervento volto a garantire la continuità delle cure e superare il blocco burocratico.
Restano da chiarire due nodi: la scadenza dei progetti per l’età adulta, con molti casi che riguardano disabili ultracinquantenni e il rinnovo delle tutele sanitarie ex art. 26 nei centri semiresidenziali, e i tempi di convocazione dell’UVI, l’Unità di Valutazione Integrata deputata a valutare i rinnovi.
Perché se per questa società la cura ha una scadenza, il dolore non finisce mai.




















