Il focolaio di Epatite A scoppiato a Napoli richiama l’attenzione sull’importanza della prevenzione e dei corretti comportamenti igienico-sanitari e scattano le misure di sicurezza anche in provincia di Avellino.
Al momento non si registrerebbero casi nella provincia irpina, ma l’Asl invita Comqunue a seguire una serie di accorgimenti:
Il documento punta i riflettori sulle abitudini domestiche e sulle modalità di acquisto dei prodotti freschi, ricordando che l’igiene delle mani e della cucina rappresenta la prima, indispensabile, barriera contro il virus.
Secondo le direttive sanitarie, è fondamentale mantenere una netta separazione tra i cibi cotti e quelli crudi per evitare contaminazioni incrociate. Ma è sul trattamento di specifiche categorie di alimenti che l’ASL raccomanda la massima prudenza:
L’epatite A è un’infezione virale che colpisce il fegato e si trasmette principalmente attraverso il consumo di acqua o alimenti contaminati, oppure per contatto diretto con persone infette. Sebbene nella maggior parte dei casi abbia un decorso benigno, può comportare disagi significativi e, in rari casi, complicazioni.
Per proteggere sé stessi e gli altri, è fondamentale adottare alcune semplici precauzioni:
• Lavare frequentemente e accuratamente le mani con acqua e sapone, soprattutto prima dei pasti e dopo l’uso dei servizi igienici.
• Consumare solo alimenti ben cotti, evitando in particolare frutti di mare crudi o poco cotti.
• Lavare con cura frutta e verdura prima del consumo.
• Bere acqua da fonti sicure e controllate.
• Prestare attenzione all’igiene nella preparazione e conservazione degli alimenti.
La vaccinazione è uno strumento efficace per la prevenzione dell’epatite A ed è raccomandata per le persone a rischio o in situazioni particolari. Per maggiori informazioni è possibile rivolgersi al proprio medico o ai servizi sanitari territoriali.
In presenza di sintomi quali stanchezza, febbre, nausea, dolori addominali o ittero (colorazione giallastra della pelle e degli occhi), è importante consultare tempestivamente un medico.
La prevenzione è una responsabilità condivisa: adottare comportamenti corretti aiuta a limitare la diffusione dell’infezione e a tutelare la salute di tutta la comunità.
L’informativa, protocollata presso i comuni della provincia, serve a richiamare i cittadini a una maggiore consapevolezza. L’Epatite A è una patologia che può essere efficacemente contrastata attraverso comportamenti alimentari responsabili e una corretta manipolazione del cibo.
L’ORDINANZA. Avellino corre ai ripari contro il rischio sanitario legato all’epatite A. Con l’ordinanza commissariale n. 167/2026, il Commissario prefettizio Giuliana Perrotta ha disposto misure urgenti a tutela della salute pubblica, introducendo il divieto assoluto di somministrazione e consumo di frutti di mare crudi in tutti gli esercizi del territorio comunale .
Il provvedimento arriva in seguito all’allarme lanciato dalla Regione Campania, che ha segnalato un aumento dei casi di epatite A dall’inizio dell’anno, imponendo un rafforzamento dei controlli lungo l’intera filiera dei molluschi bivalvi . Proprio cozze, vongole e ostriche rappresentano infatti uno dei principali veicoli di trasmissione del virus, essendo organismi filtratori capaci di concentrare agenti patogeni nelle acque di allevamento.
Determinante anche il parere dell’ASL di Avellino, che ha evidenziato la necessità di interventi immediati per limitare i contagi, sottolineando come il consumo di frutti di mare crudi costituisca un rischio concreto per la popolazione .
L’ordinanza non si limita agli esercizi pubblici: ai cittadini viene infatti raccomandato di evitare il consumo domestico di molluschi crudi e di attenersi scrupolosamente alle indicazioni sanitarie per l’acquisto e la preparazione degli alimenti. Le misure resteranno in vigore fino a nuove valutazioni epidemiologiche. Nel frattempo, saranno intensificati i controlli sul territorio e previste sanzioni pesanti per chi non rispetta il divieto: multe da 2.000 a 20.000 euro, con possibile sospensione o revoca dell’attività in caso di recidiva .
Una stretta necessaria, dunque, per contenere il rischio sanitario e tutelare la comunità in una fase considerata delicata sul fronte della sicurezza alimentare.




















