Dopo l’invito a dedurre dell’ottobre 2025, per l’assessore Edoardo Cosenza arriva la citazione in giudizio della Procura regionale presso la Corte dei conti della Campania. Secondo le indagini, avrebbe espletato una serie di incarichi professionali (tra 2007 e 2020), ritenuti incompatibili con il regime di docente universitario a tempo pieno. All’assessore ai Trasporti del Comune di Napoli, il vice procuratore generale Davide Vitale contesta un danno alle casse dell’Università Federico II da oltre 1,3 milioni di euro.
Gli incarichi a Cosenza – ordinario presso il Dipartimento di Ingegneria – Analisi e Progettazione Strutturale – sono stati svolti per vari enti (estranei all’inchiesta). Tra questi figura quello di collaudatore dell’Ospedale del Mare, conferito dall’Asl Napoli 1, da quasi 588mila euro. Poi ci sono quelli per i Comuni di Benevento (verifica delle condizioni di sicurezza del ponte sul torrente San Nicola progettato da Morandi) e Ravello (lavori di realizzazione dell’Auditorium Oscar Niemeyer), per Autostrade per l’Italia (collaudo statico della messa in sicurezza della carreggiata autostradale A16), Autostrade Meridionali (consulenza professionale relativi alla valutazione sullo stato d’uso di alcune opere presenti lungo l’autostrada A3 Napoli-Pompei -Salerno), la Tangenziale di Napoli (verifica di alcune opere presenti lungo la tratta A56). Inoltre, anche quello per l‘Università degli Studi di Catanzaro “Magna Grecia” (lavori di completamento del Corpo Clinico e degli annessi Corpi Bassi della nuova sede della Facoltà di Medicina e Chirurgia in località Germaneto). Secondo gli inquirenti, dopo l’invito a dedurre sarebbero state consegnate alla Procura “inconferenti e ingannevoli istanze autorizzatorie” per dimostrare la liceità delle condotte contestate. Ad esempio, quelle datate 20 novembre 2004, 31 maggio 2006 e 15 febbraio 2007, “rispettivamente correlate agli incarichi conferiti dalla Università degli Studi di Catanzaro, dall’Asl Na 1, e dal comune di Ravello rispetto al noto auditorium”. Nell’ atto di citazione, Vitale sostiene che la documentazione offre “la più esatta e inequivocabile declinazione e misura della antigiuridicità delle condotte acclarate”.
Richiamando recenti pronunce della sezione Centrale della Corte dei Conti, il magistrato ricorda che “per i professori a tempo pieno rimane il divieto di espletamento di attività libero-professionale in assoluto, se svolta con continuità, e la necessità di previa autorizzazione dell’Ateneo, se svolta occasionalmente (in modo sporadico e non abituale)…”. Come pure la “necessità di rifuggire una interpretazione estensiva” della normativa di settore, “in quanto, diversamente opinando, il divieto di svolgere attività libero-professionale sarebbe facilmente eludibile mediante l’indicazione – come mere consulenze – di incarichi che hanno tale professionale natura, accompagnata dai caratteri della costanza ed abitualità, e priva della necessaria univoca accezione di scientificità”. Pertanto, il vice procuratore generale conclude: “Il prof. Cosenza ben avrebbe dovuto sottoporre” le istanze di autorizzazione “al previo placet accademico ovvero farlo in maniera seria e non elusiva (per restare su un eufemismo) dei termini e delle condizioni di impegnatività e redditività basilari nonché in seconda battuta evitare di acquisirle in maniera costante e continuativa, pena l’integrazione di una incompatibile condizione libero/professionale”. A detta di Vitale, inoltre, il “portato autorizzatorio” fornito da Cosenza sarebbe stato “artificiosamente strutturato, nei suoi celati contenuti e negli omessi allegati, per eludere” le attività di controllo dell’ateneo. Adesso il professore-assessore dovrà difendersi nel processo erariale.




















