C’è un’immagine che, nelle ultime ore, sta facendo il giro dei social e dei bar di Montella, diventando il simbolo di un’intera comunità: un ragazzo con la fascia di capitano al braccio che alza al cielo il trofeo del Torneo di Viareggio. Quel ragazzo è Salvatore Cianciulli, il leader della Primavera della Fiorentina che ha appena iscritto il proprio nome nell’albo d’oro di una delle competizioni giovanili più prestigiose al mondo. Ma per l’Irpinia, questo successo non è solo una statistica sportiva; è la conferma che il talento, quando sposa il sacrificio, non conosce confini.
Il percorso di Salvatore è una parabola di dedizione. Tutto è iniziato tra i campi della Montella Academy di Andrea Bosco, dove quel ragazzino mostrava già una maturità fuori dal comune. Il passaggio alla Peluso Academy di Sperone, sotto l’occhio lungo di Antonio Biaggio Peluso, è stato il trampolino definitivo. Da lì, il volo verso Firenze, dove Cianciulli non si è limitato a “esserci”, ma è diventato un pilastro. Indossare la fascia di capitano in tutte le categorie, dall’Under 14 fino alla Primavera, è il segno di un carisma che va oltre le doti tecniche: è leadership pura.
Nella finalissima contro il Rijeka, terminata con un perentorio quattro a uno per i viola, il “capitano baby” ha voluto mettere la sua firma d’autore. Un gol che è stato il coronamento di un torneo perfetto, giocato sotto la guida tecnica di un’altra vecchia conoscenza del calcio biancoverde, Marco Capparella, l’uomo che nell’annata duemilaidue-duemilatre fu tra i protagonisti della promozione dell’Avellino in Serie B.
Il legame con la terra d’origine resta però il vero motore di Salvatore. A Firenze, nel centro sportivo d’avanguardia del club toscano, il giovane difensore incrocia spesso un altro “lupo” doc, il serinese Fabiano Parisi. Vedere il “pendolino” correre sui campi della Serie A è per Cianciulli lo stimolo quotidiano per sognare il debutto ufficiale con la prima squadra di Mister Vanoli, con cui già svolge regolarmente le sedute di allenamento.
A Montella la notizia del rigore trasformato e della vittoria finale ha acceso un entusiasmo travolgente. Salvatore rappresenta l’esempio limpido per i ragazzi che iniziano a calciare un pallone nei campetti di periferia: la dimostrazione che si può partire dai monti dell’Irpinia e arrivare a comandare la difesa di un club glorioso come la Fiorentina.
Mentre i caroselli viola festeggiano un successo internazionale, il borgo irpino si stringe attorno alla famiglia Cianciulli. La sensazione, guardando la grinta di questo ragazzo, è che il “sigillo” di Viareggio sia solo il primo capitolo di una storia destinata ai grandi palcoscenici del calcio professionistico. Salvatore è già un simbolo, ma la sua corsa verso la Serie A è appena iniziata.
















