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Otto morti in meno di tre mesi, tre vittime in tre giorni: a Napoli è strage di pedoni in strada. Gli ultimi episodi tra corso Garibaldi, dove sono state falciate due sorelle ucraine, e il corso Vittorio Emanuele, quando ha perso la vita un 85enne, il professor Italo Ferraro. Ieri sera un flash mob delle associazioni a Porta Nolana: “Non chiamateli incidenti”. “Già da tempo segnaliamo la totale mancanza di provvedimenti atti a scoraggiare l’uso del mezzo privato a favore di una mobilità attiva e sostenibile” dice Maria Teresa Dandolo, presidente di Fiab Napoli Cicloverdi. “Il recente omicidio stradale perpetrato da un automobilista in Corso Garibaldi – afferma – dimostra ancora una volta l’inesistenza di una volontà politica di attuare misure per la sicurezza stradale e l’inefficienza delle poche adottate”.

Secondo Dandolo, la soluzione esiste. “Riconoscere nella velocità – sostiene – il fattore principale che determina la morte di chi semplicemente attraversa la strada, creare Ztl e aree pedonali e non sopprimerle al centro della città, adottareZone30 controllate, la Citta30, adottare un Piano del Traffico fare quello che nelle città italiane ed europee è normale prassi, sarebbe un buon inizio per contrastare la mattanza che avviene sulle strade napoletane”.

Gli ultimi due episodi mortali si sono verificati nella Municipalità 2, dove è consigliere Pino De Stasio. “Ho più volte denunciato – dichiara – la mancanza di azioni radicali – oltre che di strisce pedonali e dossi – per affrontare questo insopportabile problema“. Nei prossimi giorni il consigliere scriverò al Prefetto ed al Sindaco. Obiettivo: avviare una riflessione “per imporre il limite dei 30 km all’ora nelle arterie ad alta incidenza di veicoli, con annesse telecamere di rilevazione infrazioni”. De Stasio segnala un primo elenco di strade a rischio in città: Corso Vittorio Emanuele, Corso Umberto I, Corso Garibaldi, Via Foria, Via Caracciolo, Via Petrarca, Corso Amedeo di Savoia, Viale Augusto, Viale Michelangelo, Via Monteoliveto, Riviera di Chiaia.Non è più possibile aspettare – aggiunge De Stasio -, in altre città questa sperimentazione ha drasticamente diminuito incidenti, feriti e morti”.