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“Quando vedo tutto questo affetto verso ciò che faccio mi emoziono. E questa è una grande forza che ha l’arte in generale, non solo la mia. Il mio invito è a creare, non far rimanere le cose nella nostra testa ma far che sì concretizzino”. Caparezza ieri pomeriggio ha presentato all’Auditorium Sant’Agostino di Benevento il suo primo fumetto, Orbit Orbit, pubblicato in concomitanza con l’omonimo album, già disco di platino.

Durante l’incontro il cantautore e rapper nato a Molfetta ha parlato del progetto e del momento personale in cui è nato, spiegando di aver sempre avuto difficoltà a esporsi sui sentimenti e di aver provato, con questo lavoro, a superare tale ostacolo. Al centro del fumetto c’è Michele, “Caparezza è solo una parte della mia identità”.

L’artista ha raccontato che negli ultimi anni il suo rapporto con la musica era cambiato: era diventata solo un lavoro, anche a causa di problemi di salute, e non più qualcosa di spontaneo, che lo rendesse felice. Il fumetto gli ha dato uno spazio diverso: “Ho fatto qualcosa che non avevo mai fatto prima e ho ritrovato entusiasmo. Questo mi ha fatto tornare anche la voglia di fare musica”.

Non si è concentrato su un pubblico preciso, ma sulla tipologia di fumetto che voleva realizzare, ricordando quelli letti da bambino perché in fondo “chi crea parte sempre da ciò che ama: rielabora influenze e le restituisce in una forma personale”.
Ha inoltre definito il fumetto un ambito in cui ha percepito maggiore libertà, pur riconoscendo che una “libertà totale non esiste – dice -. Mi sono un po’ arreso a questo concetto, spesso mi vedo come un prigioniero attaccato a questa enorme gabbia che è la Terra. Solo l’immaginazione per me è vera libertà”.

Parlando dei suoi quarant’anni, ha descritto una sensazione di cambiamento nel modo di vedere le cose: “Mentre soffiavo le candeline ho percepito come se stessi soffiando i miei anni, come se iniziasse un lento processo di putrefazione. Ma dobbiamo fare pace con ciò” ha detto, facendo intendere di aver accettato gli anni che passano, “indipendentemente dal nostro modo di vivere”, così come il fatto che le passioni possano trasformarsi. Secondo lui è importante “dare fiducia al tempo”, anche nei momenti negativi, perché le situazioni possono evolvere.

Caparezza ha detto di non credere nell’idea di una “missione” già definita per ognuno di noi. “Quando abbiamo un sogno e lo realizziamo spesso diventa una trappola, come accaduto a me. Così ho cominciato a ripensare alla mia vita. Chi l’ha detto che il destino di ognuno di noi è segnato? Siamo noi che ogni giorno possiamo decretare che la nostra vita è altro. Solo quando ho scoperto di non avere una missione ho capito che ero libero”. Ha aggiunto che aspettative eccessive e una autocritica troppo rigida possono ostacolare chi fa arte. Per questo ritiene più utile concentrarsi sull’esigenza di creare, senza partire dall’obiettivo del successo.

Michele Salvemini ha infine raccontato di essere stato molto timido da bambino e di aver trovato nella musica, e ora anche nel fumetto, un modo per esprimersi: “I diversi linguaggi artistici sono strumenti importanti soprattutto per chi ha difficoltà a comunicare in modo diretto”.

Si è dichiarato sorpreso per la grande partecipazione che sta riscontrando agli appuntamenti dedicati al suo ultimo lavoro, dopo alcuni anni senza nuove uscite musicali. E ha concluso l’incontro con un invito: trasformare le idee in qualcosa di concreto.

Ora si prepara a partire in tour con un progetto che manterrà quella dimensione teatrale che contraddistingue i suoi live e che, nelle sue parole, dovrà prima di tutto renderlo felice.