Tempo di lettura: 2 minuti
La sicurezza si costruisce investendo nei percorsi educativi, capaci di responsabilizzare e reinserire, e non solo irrigidendo le risposte di tipo securitario”. È il messaggio evidenziato dal procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Napoli, Aldo Policastro, intervenuto alle conclusioni dell’incontro di presentazione del volume “Misure penali esterne nella giustizia minorile. Manuale per operatori del Terzo settore” di Francesco Montalbano, che si è tenuto all’Augustissima Arciconfraternita ed Ospedali della SS. Trinità dei Pellegrini, a Napoli..
L’incontro si è aperto con i saluti di Giovanni Cacace, Primicerio dell’Arciconfraternita dei Pellegrini. La moderatrice Emma Ferulano, operatrice sociale e co-fondatrice di “Chi rom e chi no”, ha introdotto gli ospiti e coordinato i lavori. Francesco Montalbano ha presentato contenuti e finalità del manuale, accompagnando la discussione con letture di brani selezionati, soffermandosi sull’utilità dello strumento per educatori e operatori del Terzo settore e, in alcuni passaggi, per gli stessi ragazzi coinvolti in percorsi di messa alla prova e misure alternative. Sono intervenuti Patrizia Imperato, procuratrice della Repubblica per i Minorenni di Napoli, che ha proposto un inquadramento dell’attuale situazione dell’area penale minorile e degli effetti delle più recenti scelte normative, e Gianluca Guida, direttore dell’Istituto Penale per i Minorenni di Nisida, che ha richiamato l’esperienza maturata nell’istituto, sottolineando il ruolo della responsabilità adulta, della cura e dell’accompagnamento nel percorso rieducativo e di reinserimento.
Silvia Ricciardi, presidente dell’associazione Jonathan Onlus, ha illustrato pratiche e progettualità legate alle misure alternative alla detenzione, evidenziandone l’efficacia in termini di opportunità, prospettive e riduzione della recidiva. Nel suo intervento conclusivo, Aldo Policastro ha sottolineato che “la giustizia minorile è uno dei luoghi in cui si misura la maturità di una società e la qualità delle sue istituzioni» e che “la risposta ai ragazzi non può essere solo securitaria: la sicurezza sociale si costruisce anche con percorsi educativi credibili, capaci di responsabilizzare e reinserire”.
Il Procuratore Generale ha quindi ribadito un punto centrale emerso nel corso del confronto: “il minore non coincide mai con il reato che ha commesso: quel reato è spesso l’emersione di un bisogno complesso che interpella non solo la giustizia, ma l’intera comunità degli adulti – istituzioni, scuola, famiglie, territorio e Terzo settore”.