Tempo di lettura: 2 minuti

E’ buio come la pece il day after della Caporetto italiana in Bosnia con i calci di rigore che hanno estromesso la Nazionale di Gattuso dai prossimi Mondiali in programma a giugno tra Usa, Canada e Messico. Disfatta? Forse siamo anche oltre e non sarà certo l’auspicabile avvicendamento al vertice della Figc o le dimissioni dell’allenatore a cambiare l’inerzia di un movimento che ieri nel clima infuocato di Zenica ha certificato, qualora ce ne fosse stato ancora bisogno, di essere in crisi nera. Eppure, al netto di problematiche più o meno simili fatte di strutture carenti, scarsa attenzione ai settori giovanili e pochi fondi, basket, volley, rugby, baseball, hockey ghiaccio, cricket, pallamano, hockey pista e pallanuoto hanno strappato il pass per i rispettivi campionati del Mondo gettando in alcuni casi il cuore oltre l’ostacolo. Nella fredda (in tutti i sensi) notte del vetusto Bilino Polje, i big o presunti tali sono naufragati al cospetto di una Bosnia capace di crearci enormi problemi grazie a Alajbegovic (2007) e Bajraktarevic (2005), due sbarbatelli che hanno in molti casi irriso Azzurri con ingaggi milionari assolutamente inadeguati nel calarsi nel contesto complicato della notte di Zenica. Senza parlare di Dzeko, capace a 40 anni di tenere botta e portarsi sulle spalle una intera squadra con il suo carisma.

E noi? Si dirà che il rosso di Bastoni è stato decisivo, che l’Italia ha creato almeno tre nitide occasioni nonostante l’uomo in meno. Tutto vero, ma resta un dato: l’Italia (12esima) va fuori dal terzo mondiale di fila con un avversario che occupa il 71esimo posto nel ranking, quindi a tutti gli effetti una squadra di terza fascia inoltrata. Sommando il valore delle rose il paragone diventa quasi imbarazzante perché quello dell’Italia è di 468 milioni e quello della Bosnia di poco meno di 100. Soluzioni all’orizzonte? Calma piatta e non sarà certo il paventato obbligo di avere in organico un certo numero di italiani a salvare la baracca. Il fondo (l’ennesimo) toccato dal calcio del Belpaese deve obbligare tutto il sistema ad una profonda riflessione in primis intaccando lo status quo dei club e di chi è seduto su alcune poltrone da troppo tempo nonostante risultati disastrosi. Ma è questione di volontà. C’è davvero voglia di sparigliare le carte e ridiscutere un sistema che ha fallito il terzo accesso ad un Mondiale dove andranno 48 squadre? Lo scopriremo solo vivendo, Battisti docet.