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Nel laboratorio politico salernitano, il metodo è sempre lo stesso: il “modello De Luca” continua a dettare tempi e scelte, anche quando si tratta di individuare il prossimo presidente della Provincia.

E così, mentre ufficialmente si apre il confronto, la partita sembra già instradata. Il Partito Democratico salernitano, guidato dal segretario provinciale Giovanni Coscia, ha convocato per martedì 7 aprile, alle ore 17, nella sede di via Manzo, la riunione con sindaci e consiglieri provinciali. Sul tavolo, formalmente, la scelta del candidato presidente in vista delle elezioni del prossimo 4 maggio.

Salta, almeno per ora, l’ipotesi che portava al nome di Giuseppe Lanzara, sindaco di Pontecagnano, inizialmente considerato il profilo più solido su cui puntare, candidatura che avrebbe rappresentato una scelta credibile e soprattutto rispettosa nei confronti del ruolo istituzionale. 

Negli ultimi giorni, infatti, l’establishment dem avrebbe scelto di non “bruciare” Lanzara in una partita destinata ad avere un orizzonte temporale limitato. La presidenza della Provincia, in questa fase, viene letta più come una reggenza che come un mandato pieno. Da qui la virata su un nome meno esposto ma funzionale alla strategia: quello di Geppino Parente, sindaco di Bellosguardo, piccolo comune di appena 639 abitanti. Un profilo defilato, ma politicamente utile per traghettare l’ente verso una fase successiva già scritta.

Il ragionamento è lineare, quasi chirurgico: chi sarà eletto il 4 maggio difficilmente completerà il mandato. All’orizzonte ci sono infatti le prossime elezioni amministrative a Salerno città. E lì, come già accaduto in passato con Vincenzo Napoli, potrebbe ripetersi lo schema consolidato: dimissioni del presidente della Provincia e successiva rielezione, con lo scranno più alto del consesso provinciale che andrebbe ad essere occupato dallo sceriffo, Vincenzo De Luca. 

Nel frattempo, però, le scadenze incombono. Entro il 14 aprile dovranno essere depositate le candidature a Palazzo Sant’Agostino. Poi si andrà al voto lunedì 4 maggio, dalle 8 alle 20. La riunione del 7 aprile servirà dunque più a formalizzare che a decidere. Perché, ancora una volta, la decisione sembra già stata presa altrove. E agli altri resta il compito, sempre più frequente, di prenderne atto.