Dopo l’incontro di ieri a Napoli tra Regione Campania e sindacati, le Fonderie Pisano accolgono “con attenzione” l’apertura istituzionale a sostenere il percorso di delocalizzazione, ma segnalano “una evidente contraddizione” tra la disponibilità al dialogo e i provvedimenti regionali che dispongono la chiusura dell’impianto di via dei Greci.
La proprietà ribadisce che la delocalizzazione è un obiettivo condiviso e già avviato, con suoli e capannoni opzionati. Tuttavia, sottolinea che la costruzione del nuovo stabilimento è possibile solo garantendo la continuità produttiva: “Un’industria spenta non ha né risorse né mercato per rinascere altrove”.
Criticità emergono anche sulla recente Conferenza dei Servizi, dove – secondo l’azienda – sarebbero stati imposti limiti emissivi più severi delle norme e tempi troppo ristretti per adeguare il progetto. Nonostante ciò, la società afferma di aver presentato un nuovo piano tecnico e di aver proposto una riduzione immediata del 50% della produzione per abbattere le emissioni durante i lavori.
La proprietà segnala inoltre che l’autorizzazione all’esercizio è stata negata, costringendo l’azienda a rivolgersi ai tribunali, “quando la vicenda poteva essere risolta con il dialogo”.
Su richiesta della Regione, è in preparazione un dossier tecnico sul nuovo stabilimento: forni elettrici alimentati da fotovoltaico, tecnologie green, proiezioni di impatto zero e piani occupazionali. Il documento sarà presentato in una conferenza stampa dedicata.
Le Fonderie Pisano confermano infine la volontà di restare in Campania: “Non trasferiremo la produzione in aree low cost. Vogliamo preservare competenze e professionalità che rappresentano un patrimonio del territorio.
Fonderie Pisano, la proprietà: “La Regione si contraddice”
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