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‘Tradire’ la tradizione della musica popolare per realizzare qualcosa di nuovo e di diverso, utilizzando gli spunti delle memorie e della vitalità del passato per adeguarli ad un mondo che cambia e avvicinare sempre più i giovani ad una realtà in grado di intercettare le nuove esigenze e i nuovi problemi. E’ questo il messaggio di fondo emerso a Vitulano (Benevento) nel corso dell’incontro sul tema ‘La musica della nostra terra’, promosso dal Comune sannita, dal Comitato festeggiamenti patronali San Menna Eremita e dal REV-Read Eat Vitulano Aps, un appuntamento con esperti e studiosi per analizzare un contesto portatore di valori solo apparentemente lontani nel tempo e promosso per ricordare – e intitolare una strada – al folclorista locale Mario Botte.
All’incontro – moderato dal giornalista Angelo Cerulo e aperto dal sindaco Raffaele Scarinzi – sono intervenuti il professor Amerigo Ciervo (‘Perché parliamo di musica popolare’), il dottor Antonello Santagata (‘Oggi e domani: perché ricordare’), Antonello Botte (uno dei figli del folclorista Mario e che fu animatore negli anni Settanta e Ottanta del Gruppo di Ricerca Popolare del Sannio insieme con i fratelli e con altri compaesani) che si è soffermato sul tema ‘Dal territorio alla comunità’, Emanuele Calabrese, presidente del REV, che ha parlato del ruolo dei giovani insistendo sulla necessità – in linea col professor Ciervo – di affrontare la tradizione ‘tradendola’ per aprire nuove prospettive pur conservando il patrimonio che essa rappresenta. Durante il suo intervento, Antonello Botte ha intonato alcune canzoni popolari di Vitulano del padre Mario o riscoperte dal folclorista e dal Gruppo di Ricerca Popolare del Sannio che hanno trascinato l’uditorio in un canto collettivo come in occasione di ‘Funtana Mia’.
Mario Botte è stata una figura significativa nella storia culturale della Valle Vitulanese. I testi delle sue canzoni raccontano le tradizioni, i sapori e gli stili di vita legati all’ambiente rurale della Valle Vitulanese e dell’intero Sannio, nonché delle esperienze quotidiane della persone radicate nella comunità. Un filone culturale che, con adeguamento ai tempi nuovi e con proposte musicali in parte diverse, porta avanti il gruppo locale ‘Trementisti’.