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L’emergenza criminalità minorile a Napoli arriva in commissione parlamentare Antimafia. A parlarne diffusamente è il prefetto Michele di Bari, audito questa mattina. “Nelle ‘piazze di spaccio’, nelle ore notturne – racconta – troviamo ragazzi di 12-13 anni. Ne abbiamo trovati persino due di appena 8 anni: dove sono i loro genitori?”. Spesso si tratta di minori al di sotto dei 14 anni, quindi non imputabili. Sono in giro di notte, e delinquono. “C’è un popolo di minorenni che – dice il prefetto –di notte affolla decine di piazze non solo a Napoli ma in tutti i centri della Città metropolitana”. Ma se la piazza, un tempo era occasione di dialogo, adesso non è così. “Oggi il valore della vita sembra essersi così affievolito che – avverte di Bari – anche una banale discussione può degenerare in un omicidio.

L’allarme viene anzitutto dai numeri. “Quel che colpisce è che – spiega di Bari – i minori arrestati per omicidio”, dal 2024 al 2025, “sono passati da 2 a 8, di cui 6 di tipo mafioso; quelli arrestati per tentato omicidio da 14 a 17, di cui 13 di tipo mafioso”. Anche per questi motivi, la Prefettura e la magistratura minorile stanno pensando a contromisure. Il focus sono proprio gli under 14. “Stiamo studiando, insieme con l’autorità giudiziaria – spiega il prefetto di Napoli -, di adottare un protocollo per adottare delle misure di sicurezza nei confronti dei giovani al di sotto dei 14 anni”. Le misure di sicurezza si applicano agli autori di reato, imputabili o meno, se riconosciuti socialmente pericolosi. Lo scopo è di prevenire il pericolo di recidiva. Non sono una pena, ma hanno funzione di rieducare il reo. Possono essere anche di natura detentiva. Come, ad esempio, il collocamento in comunità. A quanto riferisce di Bari, la proposta di un protocollo è sotto esame del procuratore della Repubblica e del presidente del Tribunale per i Minorenni di Napoli.

Tra i fattori di rischio ci sono anche i social. “Incidono in maniera forte sulla devianza giovanile” sostiene di Bari. La spiegazione è semplice quanto raggelante. “Per legittimarsi – avverte – avverte il prefetto -, per entrare in una baby gang, in una età molto fragile, bisogna aeve avere dei requisiti, e quali sono? Il telefonino, il coltello, la forza di attentare alla salute altrui”. Insomma, l’allerta c’è. Non da ora. E l’attenzione delle istituzioni è conseguente. “A Napoli – ricorda di Bari – abbiamo adottato quella misura che poi è diventata di dominio nazionale, dei metal detector all’ingresso degli istituti scolastici”. In qualche caso “anche il dirigente scolastico – aggiunge di Bari – ha richiesto alle forze di polizia di entrare dentro nei bagni delle scuole. E purtroppo qualche coltello è stato ritrovato”. Non stupisce più.