Il futuro dello stadio Partenio-Lombardi entra ufficialmente nell’agenda politica della nuova amministrazione comunale di Avellino. A tracciare la linea è il neo-sindaco Nello Pizza, che interviene con decisione sul bando e sul progetto di riqualificazione fortemente voluto dal presidente dell’U.S. Avellino, Angelo Antonio D’Agostino, in occasione della presentazione della sua giunta
Al centro del dibattito non c’è solo la passione sportiva, ma la sostenibilità economica dell’intera operazione e la fisionomia urbanistica che assumerà l’area di Contrada Zoccolari.
Le parole del primo cittadino non lasciano spazio a interpretazioni, specialmente sulla possibilità di inserire imponenti aree commerciali nel perimetro del nuovo impianto: «Bisognerà guardare i conti, fare attenzione e fare una valutazione ampia sul futuro dello stadio. Dobbiamo vedere. Sicuramente non sono un grande appassionato di centri commerciali da questo punto di vista: già se c’è un centro commerciale avremo qualcosa da verificare, ma alla fine deciderà il consiglio comunale che è sovrano.»
Pizza sposta quindi il baricentro decisionale sull’assise cittadina, rivendicando la centralità della trasparenza e dell’equilibrio finanziario. L’obiettivo dichiarato è evitare che l’amministrazione si esponga a debiti futuri o a operazioni che non tutelino appieno l’interesse pubblico e il tessuto economico locale già esistente.
Nonostante i paletti posti sulla componente puramente commerciale del piano di project financing, il sindaco Pizza ribadisce la totale apertura nei confronti delle ambizioni dell‘U.S. Avellino e della presidenza D’Agostino. L’idea di base guarda ai modelli calcistici più virtuosi e moderni:
«Lo stadio va fatto, se è solo lo stadio, perché siamo ambiziosi e siamo tutti tifosi», ha spiegato il sindaco, aprendo concretamente anche all’ipotesi di una vendita diretta del Partenio-Lombardi alla società biancoverde. «Decidessimo di venderlo, l’Avellino credo sia interessato ad acquistarlo. Credo che la soluzione migliore, guardando a realtà come l’Atalanta o il modello inglese, sia che la società diventi proprietaria della struttura».




















