Ci sono tradizioni che riescono ad attraversare i secoli, superare censure e superstizioni, senza perdere il loro fascino. L’Acqua di San Giovanni è una di queste. Ogni anno, nella notte tra il 23 e il 24 giugno, tantissime persone in tutta Italia aspettano questo appuntamento e raccolgono fiori ed erbe aromatiche, li immergono in una bacinella d’acqua e la lasciano all’aperto per tutta la notte.
È una tradizione che arriva da tempi lontani, quando il solstizio d’estate era considerato un momento speciale, carico di significati simbolici ed energia. Le antiche popolazioni attribuivano alle erbe raccolte proprio in questo periodo proprietà benefiche e che la rugiada della notte potesse amplificarne appunto le proprietà.
Con l’arrivo del Cristianesimo, come è successo anche per altre ricorrenze, questi riti si sono poi intrecciati con la celebrazione di San Giovanni Battista.
Il bello dell’Acqua di San Giovanni è che non appartiene a una sola regione, è una tradizione popolare che attraversa tutto lo stivale: vive nelle città come nei piccoli paesi, nelle famiglie che la praticano da sempre e in chi la scopre per la prima volta. Negli ultimi anni, anzi, ha trovato nuova vita grazie alla curiosità delle nuove generazioni e alla voglia di riscoprire rituali semplici legati al ritmo delle stagioni.
La preparazione è molto semplice e lascia spazio alla creatività. Si utilizzano i fiori e le erbe disponibili in questo periodo dell’anno, che si trovino sul proprio balcone, nei giardini o lungo la strada, facendo però sempre attenzione a non raccogliere erbe e fiori tossici o velenosi.
Le piante predilette sono rose, lavanda, iperico, salvia, rosmarino, menta, camomilla, gelsomino, fiordalisi e molte altre varietà. I petali, le foglie o i fiori interi vengono immersi nell’acqua fino a creare una composizione colorata e profumata.
Una volta pronta, il contenitore che raccoglie il prezioso raccolto viene lasciato all’esterno per tutta la notte in modo che durante le ore notturne, la rugiada di San Giovanni possa posarsi sulla composizione arricchendola di energie positive. Al mattino poi l’acqua caricata di positività verrà utilizzata per lavarsi il viso e le mani, un gesto che rappresenta buon auspicio, rinnovamento e benessere.
Svilluppo social
Negli ultimi anni questa usanza ha trovato una nuova dimensione anche online. Ogni 23 giugno i social network si riempiono di fotografie dedicate alla preparazione dell’Acqua di San Giovanni. Instagram, Facebook e TikTok diventano una sorta di grande galleria in cui ciascuno mostra la propria creazione: ciotole colme di petali variopinti, composizioni curate nei minimi dettagli, fiori galleggianti, tutte preparazioni pronte ad accogliere la notte e la rugiada della prima mattina.
È curioso osservare come una tradizione antichissima, nata quando il concetto stesso di comunicazione era completamente diverso, riesca oggi a vivere anche attraverso immagini, video e racconti condivisi in rete.
Forse è stata proprio questa capacità di adattarsi ai tempi a rendere questa usanza così amata. Non richiede particolari abilità, non impone regole rigide, ognuno può interpretarla a modo suo, dedicando un momento a sé stessi, celebrando l’arrivo dell’estate e magari sperando che il rito porti con sé un po’ di fortuna.
In un’epoca in cui molte abitudini passano veloci, l’Acqua di San Giovanni continua a resistere e sopravvivere perché riesce a dare speranza, a emozionare, perché è un momento in cui ci si può fermare, creare e credere. E così, anno dopo anno, una semplice bacinella d’acqua e fiori continua a unire passato e presente. E tu come preparerai la tua Acqua di San Giovanni?
Di Annalisa Papa




















