Pnrr, aree interne e Mezzogiorno. Un focus ad ampio spettro con la partecipazione del presidente della Regione Campania, Roberto Fico, si è svolto questo pomeriggio a Benevento, con la partecipazione di esperti e rappresentanti delle istituzioni. L’iniziativa è stata promossa dal Comitato Tecnico Scientifico dell’Intergruppo Parlamentare “Sviluppo Sud, Aree Fragili e Isole Minori”, in collaborazione con l’Università degli Studi Giustino Fortunato.
Presenti anche Francesco Boccia, capogruppo del Partito Democratico al Senato, Michele Gubitosa, vicepresidente del Movimento 5 Stelle, i consiglieri regionali Pellegrino Mastella e Fernando Errico e il presidente della Provincia di Benevento, Nino Lombardi.
Il sindaco di Benevento, Clemente Mastella, aprendo il summit, ha sottolineato: «Occorre creare un impegno concreto per gli investimenti da realizzare. Il Pnrr ha fatto più di qualcosa, ma ora c’è una forma di smarrimento perché non si riescono a concludere le opere. Ho chiesto sia al presidente Fico sia al sindaco della Città Metropolitana di Napoli, Manfredi, di recuperare queste risorse attraverso i fondi di coesione. Bisogna considerare che prima c’è stato il Covid, che ha comportato un aumento dei costi e provocato qualche difficoltà sul piano degli interventi».
Il rettore dell’Università Giustino Fortunato, Giuseppe Acocella, ha spiegato: «La questione meridionale è stata ripresa con il Pnrr. A mio avviso, però, continua a essere considerata una questione secondaria, mentre rappresenta la vera grande questione nazionale».
Pasquale Lampugnale, ideatore dell’iniziativa e componente del Comitato Tecnico Scientifico, ha dichiarato: «L’economia del Mezzogiorno è cresciuta tantissimo in questi anni, più di quella del Centro-Nord. Ma i fondi del Pnrr stanno per esaurirsi e occorrono risorse strutturali per rendere stabile questa crescita».
Per Lampugnale è necessario concentrare l’attenzione sulla linea ferroviaria Napoli-Bari, «l’asse infrastrutturale più rilevante. Bisogna creare una prospettiva di sviluppo stabile che metta insieme le città metropolitane e le aree interne. Occorre investire in un piano pluriennale per il Sud, sostenendo la dorsale interna anche grazie alle Zes».
È quindi intervenuto Antonio Gozzi, presidente di Federacciai e Special Advisor di Confindustria per l’Autonomia Strategica Europea, il Piano Mattei e la Competitività: «Il Mezzogiorno sta crescendo più del resto d’Italia da molti anni e registra un continuo miglioramento. Se il Paese continua a crescere anche nelle aree che in passato sono cresciute meno, questo può essere solo un dato positivo. Le esportazioni evidenziano risultati qualitativi di altissimo livello e ad alto valore aggiunto, frutto di capacità e professionalità. I collegamenti sono cruciali, ma la Napoli-Bari cambierà davvero il futuro di questi territori. Cresceranno le start-up e i giovani imprenditori. Lo stereotipo del Mezzogiorno come area arretrata viene smentito ogni giorno dai fatti. Anche il Nord, però, deve fare i conti con una forte crisi demografica e con l’invecchiamento della popolazione. I giovani continuano ad andare via anche dal Mezzogiorno e bisogna trovare il modo di trattenerli».
Francesco Boccia, capogruppo del Partito Democratico al Senato, ha affermato: «Il Sud è cresciuto più del Centro-Nord grazie al Pnrr. Il Governo ha smontato i fondi di coesione: è un tema serio che va affrontato, perché il Mezzogiorno non è una priorità dell’esecutivo. Le aree interne continuano a soffrire. Si cresce a ritmi superiori a quelli di Milano, ma, nonostante l’aumento del Pil, i giovani continuano ad andarsene. I servizi essenziali, come sanità, scuola e assistenza, non devono essere privatizzati, come invece vuole il Governo Meloni».
Michele Gubitosa, vicepresidente del Movimento 5 Stelle, ha dichiarato: «Gli investimenti nelle aree interne sono fondamentali. Servono risorse per la banda larga, i trasporti, le infrastrutture e le imprese, così da creare posti di lavoro e favorire il rientro dei giovani nei territori».
Infine ha concluso: «Bisogna garantire servizi adeguati alle imprese. Sono stanco di sentire dire che fare impresa al Sud costa meno: è esattamente il contrario, perché costa molto di più rispetto al Nord. Per questo servono maggiori investimenti nei servizi».




















