Tre misure cautelari di sospensione dall’attività professionale sono state emesse dal gip del tribunale di Napoli Nord Pia Sordetti nei confronti di tre professionisti di un Caf di Casal di Principe.
Si tratta di V. S., ex consigliere comunale e titolare di fatto del Caf finito nel mirino, I. D. C., legale rappresentante del patronato dell’associazione “Lega Comunale Uila” di Casal di Principe, e G. S., stretto collaboratore di V.S., tutti accusati di aver creato un giro di falsi certificati medici per ottenere le pensioni di invalidità.
Un risultato “minimo” per la Procura di Napoli Nord, che aveva chiesto per i 25 indagati dell’inchiesta sette arresti domiciliari e 18 misure interdittive. Ma il troppo tempo trascorso dalla richiesta, depositata dal pm quasi due anni fa – ottobre 2024 – ha fatto venire meno le esigenze cautelari per molti, così come gli ulteriori accertamenti investigativi e gli interrogatori preventivi previsti dalla nuova normativa penale voluta dal Guardasigilli Nordio, hanno chiarito che alcuni indagati, in particolare medici, non avevano in preso parte al business illecito, ma anzi lo avevano denunciato.
Firma falsa
Come nel caso del medico che, nominato Ctu dal tribunale per un procedimento di riconoscimento dell’invalidità, si è accorto di un certificato medico che recava la sua firma, che però lui non aveva mai apposto. La sua segnalazione al tribunale ha dato poi il via all’indagine, ma il medico è stato indagato. Dalle indagini della Guardia di Finanza è emerso che a controllare il business erano i tre rappresentanti del Caf e tre avvocati, A. C., A. C. e G. F..
Per tutti i sei indagati la Procura aveva chiesto l’arresto ai domiciliari, ma alla fine il Gip ha concesso misure interdittive solo per Simeone i suoi più stretti collaboratori. Gli inquirenti hanno passato al setaccio 234 fascicoli relativi a ricorsi patrocinati dai tre legali.
È emersa così la pratica da parte del Caf di falsificare certificati medici attestando la sussistenza di patologie tali da richiedere l’indennizzo da parte dell’Inps. Secondo la Procura ci sarebbe stato un accordo tra i titolari e i dipendenti del Caf, gli avvocati coinvolti e i medici nominati quali Ctu per attestare le false condizioni per ottenere i benefici previsti dall’ente previdenziale, anche nel caso in cui l’INPS rigettava la richiesta; si andava in casa per ottenere lo stesso esito.




















