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Nuova svolta nell’inchiesta sull’attentato dinamitardo che, nell’ottobre del 2025, colpì l’abitazione del giornalista Sigfrido Ranucci a Pomezia. I carabinieri hanno eseguito quattro misure cautelari nei confronti di altrettanti indagati, ritenuti i presunti componenti del gruppo che avrebbe materialmente organizzato e portato a termine l’azione esplosiva. Tre persone sono state trasferite in carcere, mentre una è stata posta agli arresti domiciliari.

L’ordinanza, emessa dal Gip del Tribunale di Roma su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, ipotizza a vario titolo i reati di detenzione e utilizzo di ordigni esplosivi, minaccia e danneggiamento, aggravati dal metodo mafioso. Gli arresti sono stati eseguiti tra le province di Napoli e Avellino.

Secondo gli investigatori, il commando avrebbe agito su incarico di mandanti ancora senza nome, ricevendo un compenso economico e un articolato supporto logistico, tra cui denaro, utenze telefoniche dedicate, assistenza legale e persino un piano per un’eventuale fuga all’estero. Le indagini hanno inoltre documentato tentativi di depistaggio attraverso la distruzione di schede telefoniche, bonifiche per individuare microspie e accordi finalizzati a mantenere il silenzio sull’accaduto.

Determinanti per la ricostruzione dei fatti sono stati l’analisi dei tabulati telefonici, le immagini dei sistemi di videosorveglianza e gli accertamenti tecnico-scientifici sull’ordigno, composto da gelatina esplosiva da cava. L’inchiesta prosegue ora per individuare chi avrebbe ordinato e finanziato l’attentato.