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Maxi operazione della Guardia di Finanza nel Salernitano contro un presunto sistema illecito legato ai bonus edilizi. Alle prime luci dell’alba, i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Salerno hanno eseguito un’ordinanza applicativa di sette misure cautelari personali emessa dal Gip del Tribunale di Salerno, su richiesta della Procura della Repubblica.

Nel dettaglio, il provvedimento dispone una custodia cautelare in carcere, cinque arresti domiciliari e un obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria nei confronti di sette persone residenti nella provincia di Salerno.

Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata ai danni dello Stato, oltre che di reati fallimentari e tributari. Secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbero fatto parte di due organizzazioni criminali operanti nel territorio salernitano, ritenute responsabili di un articolato sistema finalizzato alla creazione e alla successiva monetizzazione di milioni di euro di crediti d’imposta fittizi, ottenuti sfruttando indebitamente le agevolazioni previste dai bonus edilizi, tra cui Bonus Facciate, Superbonus 110%, Ecobonus e Sismabonus.

Tra i destinatari delle misure figurano professionisti del settore contabile, imprenditori e altri soggetti che, secondo gli investigatori, avrebbero ricoperto ruoli di primo piano nell’organizzazione, contribuendo alla realizzazione delle presunte condotte illecite.

L’operazione rappresenta un ulteriore sviluppo di un’indagine già sfociata, lo scorso 17 giugno, nell’esecuzione di un decreto di sequestro preventivo, disposto dal Gip di Salerno, per un valore complessivo di circa 160 milioni di euro tra crediti e disponibilità ritenuti di provenienza illecita.

Gli approfondimenti investigativi avrebbero inoltre consentito di ricostruire flussi finanziari riconducibili ai presunti proventi dei reati, individuando operazioni sospette di riciclaggio e autoriciclaggio per circa 17 milioni di euro. Parte delle somme, secondo la Procura, sarebbe stata trasferita all’estero, in particolare verso Cina, India e Pakistan.

Come precisato dalla Procura, il provvedimento è impugnabile e le contestazioni formulate sono allo stato dell’indagine preliminare: la responsabilità degli indagati potrà essere accertata soltanto all’esito del giudizio.